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statineChe cos’è il colesterolo? E le statine?

Il colesterolo è una sostanza grassa che si trova in tutto l’organismo ed è fondamentale per il normale funzionamento delle cellule. Questa molecola contribuisce infatti alla digestione e alla sintesi della vitamina D, conferisce la necessaria fluidità e stabilità alla membrana cellulare, concorre alla costruzione delle pareti cellulari, soprattutto delle cellule del sistema nervoso. È il precursore di importanti ormoni sessuali maschili e femminili (androgeni  ed estrogeni), previene le malformazioni fetali e probabilmente favorisce la lotta contro i radicali liberi.

L’organismo è in grado di produrre tutto il colesterolo necessario, ma una parte viene assimilata attraverso l’alimentazione. Quando diventa troppo, può accumularsi sulle pareti delle arterie sotto forma di placca; con il passare del tempo le placche possono far restringere o indurire le arterie, cioè provocare l’aterosclerosi, impedendo il normale afflusso di sangue al cuore.

Il colesterolo totale che può essere misurato a livello sanguigno è formato da  diversi componenti, ossia:

le lipoproteine di tipo Hdl, o colesterolo buono, lavorano per ripulire le arterie;

e quelle di tipo Ldl e non hdl, note come colesterolo cattivo, fanno sostanzialmente il contrario. Ciò accade quando la quantità di colesterolo in circolo è in eccesso, altrimenti  queste componenti svolgono un compito importante, cioè distribuire il colesterolo nelle cellule.

I livelli del colesterolo sono influenzati da diversi fattori, l’alimentazione in primis, poi  a seguire il patrimonio genetico, il peso, l’esercizio fisico, il fumo, l’età e infine il sesso (la menopausa, spesso, è connessa con un aumento del colesterolo cattivo).

Il colesterolo aumenta se si assumono troppi grassi saturi, che si trovano soprattutto nei prodotti di origine animale. In realtà le cose non sono così semplici. Questi lipidi sono indubbiamente da limitare, ma dagli studi escono parzialmente assolti.

Nella dieta ci sono invece altre sostanze più insidiose. Per esempio, i grassi insaturi trans e idrogenati, che alterano il metabolismo di alcuni lipidi, facendo salire il colesterolo (quello cattivo, ovviamente!). La ricerca scientifica ha anche valutato l’impatto degli zuccheri (cibi e farine raffinate, dolci e bevande gassate).

Per esempio, uno studio del 2010, che ha seguito 6113 statunitensi per sette anni (1999-2006), ha riscontrato presso “gli adulti una correlazione statisticamente significativa tra zuccheri aggiunti e livelli di lipidi nel sangue”. Quindi  fette biscottate, riso, pane e pasta raffinati,  pane in cassetta, brioches e merendine di vario tipo,  tutti alimenti a rapida digestione, portano a un aumento dei grassi ematici. Detto questo non significa che si debbano eliminare i carboidrati dalla dieta, bensì preferire i cereali integrali provenienti da chicco integro, fonte non solo di zuccheri buoni ma anche di fibre, sali minerali e vitamine.

Terapia di controllo

Un’influenza importante nel controllo dei livelli di colesterolo plasmatico è svolto dall’alimentazione: infatti la correzione dello stile alimentare, nelle forme lievi, può rappresentare la sola terapia, ma anche in associazione con una terapia farmacologica, una alimentazione adeguata può potenziare l’efficacia dei farmaci ipocolesterolemizzanti e permettere di ridurre la posologia e gli eventuali effetti collaterali.

La dieta mediterranea è in grado di incidere positivamente sui livelli di colesterolo nel sangue e diventare un’arma efficace per difendersi dall’ipercolesterolemia.

Verdura, cereali e legumi: sono gli amici del cuore. Nell’impostare uno schema alimentare è quindi buona norma puntare soprattutto sul consumo di questi alimenti vegetali. In particolare è bene mangiare i legumi da 2 a 4 volte la settimana, che aiutano a mantenere livelli adeguati  di colesterolo grazie alla presenza di fibre e di steroli vegetali ; 2-3 porzioni di verdure e 2 di frutta al giorno, che riducono le calorie nell’alimentazione abituale e contribuiscono con le vitamine e gli antiossidanti in esse contenute a ridurre il rischio cardiovascolare globale.

La colesterolemia è influenzata dal tipo di grassi presenti nella dieta: quelli saturi, di origine animale, provocano l’aumento del colesterolo-LDL, mentre quelli insaturi, di origine vegetale, possono abbassarlo e contribuire ad innalzare quello buono. In particolare sono da evitare burro, lardo, strutto a favore di oli vegetali polinsaturi o monoinsaturi, primo fra tutti l’olio extravergine di oliva, ma anche quelli di semi (soia, girasole, mais, arachidi). Anche l’olio di riso può essere interessante per il controllo del colesterolo grazie alla presenza del fitosterolo gamma orizanolo.

Lo scopo principale della terapia di controllo del colesterolo è quello di abbassare il colesterolo cattivo fino a un livello che non crei ex novo né aggravi eventuali disturbi cardiaci presenti. Se ad un paziente senza disturbi cardiaci viene diagnosticata l’ipercolesterolemia le attuali linee guida consigliano, come terapia d’elezione, dieta ed esercizio fisico. Se questi  da soli non si rivelano sufficienti a riportare i livelli di colesterolo alla normalità e/o quando sono presenti importanti fattori di rischio cardiovascolari, i medici possono decidere di ricorrere alla prescrizione di specifici farmaci, tra cui le statine; le molecole appartenenti a questa classe di medicinali rallentano la formazione di placche nelle arterie, perché vanno a interferire con la produzione del colesterolo.

E le statine?

Le statine sono relativamente sicure per la maggior parte dei pazienti, ma bisogna ricordare che la risposta ai farmaci, in questo caso statine, varia da persona a persona. Alcuni pazienti potrebbero presentare meno effetti collaterali con un certo tipo di farmaco, e maggiori effetti collaterali con altri come le statine. Le statine (inibitori dell’HMG-CoA reduttasi) agiscono a livello del fegato prevenendo la creazione del colesterolo, sono in grado di abbassare il colesterolo cattivo e di aumentare quello buono, possono aiutare l’organismo a riassorbire il colesterolo accumulatosi sotto forma di placche sulle pareti delle arterie, e quindi a prevenire ulteriori ostruzioni nei vasi sanguigni e gli infarti, non sono consigliate per le gestanti o per i pazienti affetti da patologie epatiche anche croniche possono causare gravi problemi ai muscoli.

Accanto ai farmaci tradizionali esistono un’ampia gamma di integratori ipocolesterolemizzanti a base di riso rosso fermentato, papaya, bergamotto che esplicano un’azione blanda e che quindi hanno meno effetti collaterali. Essi vengono in genere consigliati quando si riesce a tener sotto controllo il colesterolo ematico con l’alimentazione, ma possono non essere d’aiuto in caso di ipercolesterolemia severa e quindi si opta per  il farmaco convenzionale valutando l’ovvio rapporto rischio-beneficio.

Lo squilibrio è causato insomma da un elevato apporto di colesterolo endogeno con i cibi. E la battaglia non va condotta contro il colesterolo in sé, ma contro il suo eccesso. Le armi per combatterlo si trovano nelle linee guida, a partire dall’adozione di una dieta, come quella mediterranea, che dia ampio spazio ai vegetali ma senza escludere i prodotti animali – in primis pesce ricco di omega 3. E le uova, accusate di ogni nefandezza? Nemmeno queste sono da abolire, ci dicono gli studi scientifici. Infatti la produzione endogena di colesterolo non è stimolata tanto dall’elevata presenza di questa molecola in un alimento, quanto dall’eccesso di zuccheri.

Prima che sia troppo tardi scegliamo di vivere in salute optando per una vita all’insegna della buona alimentazione e moderata attività fisica.

Dott.ssa Agostina Iannicelli (Biologo Nutrizionista)

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