Due anni fa, pensare al 2022 ci incoraggiava ad animarci delle migliori emozioni, dopo tutte le restrizioni e le paure della prima fase pandemica. Ricordo come fosse ieri quanti mi raccontavano progetti – di viaggi di piacere o di studio, prevalentemente – che avrebbero realizzato proprio da qui in poi, perché “coi vaccini finalmente torniamo a vivere”.

Oggi che quel “poi” è arrivato, però, la faccenda sembra rivelarsi più dura di quanto si potesse immaginare.

c”Sono positivo/a” è il nuovo “andrà tutto bene” appeso alla bocca di troppi, vaccinati e non, con tutta la scia di quarantene e isolamento che comporta, per sè e per i contatti delle ultime 48 ore. I genitori di bimbi o ragazzini che fanno parte di classi finite in Dad o Did si rincorrono nelle chat di classe per capire quando finisce la quarantena, nell’attesa di comunicazioni ufficiali che l’Ats dovrebbe inviare ma chissà, e allora nella confusione generale va bene anche il sentito dire, “e vediamo se le maestre poi lo/a fanno entrare” – “ma no, chiamiamo la scuola e ci facciamo spiegare!”, e avanti così nella concitazione generale.

La paura di finire intubati in un reparto di Terapia Intensiva, insomma, sembra fortunatamente molto ridimensionata, soppiantata però dalla paura di non poter uscire di casa per 10 giorni filati se non di più, dal bailamme organizzativo che tutto questo si porta appresso e dallo stress cognitivo ed emotivo del volerci capire qualcosa.

I rischi che si corrono in termini di equilibrio psicologico sono enormi.

Intendiamoci: è fuori di dubbio che lo stato di “quarantena” non possa essere definito “in sé e  per sè” come “situazione grave o traumatica”, quantomeno non per come si configura allo stato attuale delle cose e nella misura in cui si sia in quarantena senza positività alla malattia o, qualora positivi, senza una sintomatologia gravosa.

Ma che questo ritrovarsi in quarantena possa accadere oggi a persone che hanno vissuto due anni di pandemia non ancora conclusa, due anni in cui questa “fine della pandemia” è stata proclamata a gran voce più e più volte come potenziale premio per un’obbedienza di massa – prima al lockdown “duro” con la chiusura di tutto, poi al lockdown “soft” con le aperture controllate, poi alle vaccinazioni di massa per il ciclo base prima e seconda dose, ora all’accettazione di massa del booster… -, due anni in cui si è tanto sperato e si è di volta in volta provata delusione e/o rabbia e/o profonda stanchezza, perchè no, dopo due anni non è ancora finita e se hai figli non vaccinati/vaccinabili o un contatto con un  positivo rischi ancora di doverti rintanare in casa… beh, questo sì che può mettere seriamente alla prova anche il migliore degli equilibri.

Non tutti reagiscono allo stesso modo alla quarantena, beninteso: alcuni non ne soffrono, anzi godono della possibilità di ritirarsi dalla vita sociale e dalle sue incombenze. Ma la maggioranza sembrerebbe non poterne più. 

“Mi sono vaccinato perchè credevo che così sarei stato/a libero/a e invece…”: dite la verità, a quanti è balenato in testa questo pensiero?

Cosa possiamo fare, allora, per ridurre al minimo lo stress causato dal timore della quarantena e dalla quarantena stessa?

Ecco alcune indicazioni generali:

  1. evitare di mantenere un comportamento di ipervigilanza: se indossiamo correttamente la mascherina, meglio se Ffp2, e se manteniamo la distanza di sicurezza avendo cura di igienizzare le mani periodicamente, mettiamo in atto di fatto tutte le misure in nostro potere per evitare di contagiarci. A poco serve agitarci, ipercontrollare il comportamento altrui in ambienti sociali, giudicare, rimuginarci sopra… se non a far impennare il nostro disagio e il nostro stato di stress. Utile, a questo proposito, limitare le esposizioni alle informazioni inerenti la diffusione del contagio: una volta al giorno è più che sufficiente.

2. se invece siamo malauguratamente finiti in quarantena e ci tocca chiuderci in casa per 10 o più giorni:

a. strutturare le giornate mantenendo inalterati gli orari di sveglia e addormentamento

b. rendere i giorni diversi gli uni dagli altri: la domenica rimane il “giorno di festa”, ben diverso dal lunedì

c. mettere a fuoco la parte mezza piena del bicchiere: nei momenti peggiori, se e quando emergono vissuti di profonda stanchezza, noia, rabbia, delusione… beh, è proprio lì che è utile ricordare che anche questa situazione può avere degli aspetti positivi, come quelli evidenziati nei punti seguenti…

d. usare il tempo libero per fare quanto si è sempre desiderato fare “quando avrò il tempo”: questa può essere un’ottima occasione. Prendiamo l’abitudine di stendere una “to do list”, cioè una lista di “cose da fare”, barrando di volta in volta le attività completate

e. dedicare più cura e attenzione all’alimentazione, che può finalmente essere meno “di corsa” e “sempre uguale” e più “creativa”, “sfiziosa”, senza ovviamente eccedere nei nutrienti che incidono negativamente sulle attività mentali (glucidi in primis)

f. incuriosirsi: internet a questo proposito è un’eccellente finestra sul mondo, in grado di offrire tutorial su qualunque cosa e di catapultarci in un batter d’occhio ovunque. Una mia paziente durante la sua quarantena ha gironzolato per i su-e-giù di San Francisco, una città che adora, usando la funzione Street view di Google Maps… per evidenti ragioni non ha potuto prendere l’autobus, ma ha comunque vissuto la sensazione di portarsi altrove… mica poco

g. fare attività fisica e bagno/doccia prolungato: provate! L’impatto in termini di decompressione e rilassatezza è evidente

h. riflettere su di sè: questo punto vale soprattutto per chi è abituato a correre e, una volta finito in quarantena, di colpo è costretto a fermarsi. Fare il punto con se stessi dentro a un vis-à-vis così prolungato può rappresentare un’opportunità non da poco, permettendo di mettere a fuoco aspetti della quotidianità che meriterebbero di essere modificati

i. ricordare che la quarantena ha una fine: la cosiddetta via d’uscita, che è importante percepire per meglio sostenere il “peso” e la fatica della fase di quarantena e al contempo per meglio cogliere l’opportunità che può rappresentare, se lo vogliamo.

 

Tanto alla fine vale per la quarantena quel che vale per qualsiasi accadimento poco gradevole con cui ci tocca fare i conti prima o poi: la maggior parte delle volte, siamo noi a decidere se subirla o usarla. Cambiate due sillabe e cambia tutto.  

Dott.ssa Serena Basile (Psicologo Psicoterapeuta)

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