Se il COVID-19 ha certamente cambiato a livello mondiale le nostre vite, la capacità di resilienza dimostrata, l’altruismo e la solidarietà che hanno caratterizzato le relazioni tra le persone, la consapevolezza e l’accettazione, sì della nostra vulnerabilità, ma anche della nostra forza, e che il coraggio esiste solo se c’è la paura, ci consentono di affrontare il futuro con ottimismo.

Al riguardo mi piace citare l’aforisma di Martin Luther King: “Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno!”.

Dunque il coraggio (arma del cuore) può annientare e atterrire la paura e noi guardare al futuro con fiducia e speranza.

Il coraggio è l’atteggiamento di fondo che spinge gli individui a cercare di vivere la vita, le sue azioni, le sue sfumature emotive più intese, arrivando a guardarle in faccia.

Il coraggio significa comportarsi in base a valori personali nuovi, rinnovati: è la voglia di respirare che ci guida ed è importante non smettere mai di ascoltarla.

Da questa vicenda emergenziale potremmo uscire tutti ‘un po’ più forti’; siamo stati costretti a fermarci con noi stessi e abbiamo potuto “sperimentare la nostra forza”.

Coloro che si sono misurati con i propri mostri interni hanno acquisito una visione del futuro accompagnata dalla speranza e dalla fiducia.

La connessione e condivisione emotiva ci ha portati a confrontarci con le nostre limitazioni, a riflettere sulla nostra condizione, ma anche a creare connessioni che superano il distanziamento fisico e relazionale.

Il ruolo del cuore e delle emozioni, hanno un notevole impatto sul cervello e sulla ragione.

Le emozioni coinvolgono non solo il cervello, ma soprattutto il cuore, e quindi non vanno sempre controllate, ma bensì vissute, perché in ciò c’è del potenziale.

Non tutte le emozioni avverse sono infatti traducibili in disturbi patologici, tutt’altro hanno spesso una valenza positiva e adattiva.

Peccato però che non sempre l’individuo riconosce il potere positivo delle proprie emozioni spiacevoli quali la rabbia, la paura o la tristezza, anzi, soprattutto in un periodo come quello dall’emergenza da Covid19, la persona ne ha visto solo gli aspetti avversi, cercando di conseguenza un rimedio al negativo stato d’animo derivato.

Con il trascorrere degli anni sono sorte nuove metodologie “curative” nei confronti delle emozioni definite negative: oltre alle tecniche psicofarmacologiche o psicoterapiche sono venute alla luce anche delle filosofie religiose o manuali di auto-aiuto, che hanno fatto sì che la persona potesse giungere ad un rimedio in totale autonomia.

Ma bisognerebbe entrare in un’altra ottica: le emozioni e il modo di viverle vanno a determinare il carattere individuale e le potenzialità della persona.

In un periodo come quello attuale, caratterizzato dalla pandemia da Coronavirus, non sempre è possibile porre un rimedio, e la persona deve divenire capace di fronteggiare la situazione riconoscendo quello che è il potere o il “coraggio” delle proprie emozioni.

Bisognerebbe abituarsi a percepire le situazioni inaspettate come in un’ottica di imprevisti.

Tutti gli imprevisti sono in qualche modo dei cambiamenti, ed essi hanno la funzione di fare uscire la mente da uno stato di stasi.

La troppa abitudine o quotidianità fanno sì che la persona giunga a compiere degli errori di ragionamento.

Così facendo, si genererebbe un cosiddetto circolo vizioso la cui via di uscita potrebbe essere rappresentata dal vivere del tutto le emozioni negative, le quali ci allontanerebbero dalle certezze che condizionano il nostro agire quotidiano.

Le emozioni esperite di rabbia e paura nel corso di questa pandemia sono state senz’altro funzionali, perché hanno fatto in modo che potessimo agire.

Tutte le emozioni spiacevoli, se ben canalizzate, hanno sempre una funzione adattiva.

Questo perché vivere ed esperire appieno anche le emozioni meno piacevoli è da coraggiosi, ma in fondo in una situazione di emergenza come quella attuale, tutti noi abbiamo mostrato un gran coraggio ad andare avanti.

L’alfabetizzazione alle emozioni diventa un nostro strumento, nobile e pregiato.

Adesso più che mai, soprattutto a causa delle conseguenze della pandemia, bisogna investire sulla salute mentale e aprirsi alla comprensione delle emozioni.

Solo così, la macchina culturale e umana, qual è la nostra società, potrà ripartire nel meglio modo possibile.

 

Dott.ssa Teresa Lamanna (Psicoterapeuta e Training autogeno)

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