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Il microbiota intestinale Dott. L. Capurso 2016

È appurato ormai da tempo il concetto che la salute e la malattia dipendano in buona parte dalle condizioni dell’intestino ma anche e soprattutto dal rapporto che quest’ultimo intrattiene con tutti i suoi piccolissimi inquilini con i quali condivide corpo, destino e salute.

Solo l’intestino ospita circa l’80% dei batteri totali che vivono in simbiosi con il nostro corpo, dalla loro salute dipende anche la nostra.

Fa strano pensare che di tutto il DNA di cui siamo composti solo l’1% dei geni è dell’uomo, mentre il restante 99% è dei batteri e che sono fatti del 43% di cellule umane e 57% di cellule batteriche.

In condizioni di normalità, e quindi di equilibrio tra le 800 specie, chiamata anche EUBIOSI, i vari batteri controllano tutta una serie di funzioni basilari per la nostra salute. Mantengono l’integrità della mucosa intestinale, l’omeostasi del metabolismo energetico e quindi la corretta degradazione e utilizzo di ciò che mangiamo, modulano il sistema immunitario, ecc…

La disbiosi, cioè la perdita della varietà e della ricchezza della flora batteria o del loro disequilibrio di specie o numero, ha effetti devastanti per la nostra salute.

Con la disbiosi si perdono quindi equilibri di strategica importanza per la salute dell’uomo con rischi che vanno dai più banali (disturbi digestivi e/o del transito intestinale) ai più gravi (malattie infiammatorie intestinali, malattie autoimmuni, malattie degenerative, ecc…)

La disbiosi intestinale non rappresenta una malattia a sé stante ma un fattore predisponente a molte patologie ad essa associate.

Riconoscere i segni e sintomi della disbiosi risulta quindi di fondamentale importanza: bruciori gastrici, alito cattivo, gonfiore e flatulenza, stanchezza  e irascibilità, alternanza di stipsi e diarrea, disturbi digestivi con intolleranze a diversi alimenti

Come prevenire e/o correggere una disbiosi?

La disbiosi viene favorita dall’assunzione di farmaci (soprattutto antibiotici), dall’alcol, dal fumo, dallo stress, a uno stile di vita sedentario, dal masticare poco i cibi o da alimenti aggressivi (acidi o tossici). A seconda di ciò che mangiamo possiamo influenzare la flora batteria favorendo l’eubiosi o la disbiosi.

Per esempio, un’alimentazione molto proteica non supportata da sufficienti quantitativi di vegetali (fibre) abbassa il pH intestinale provocando una minor crescita dei batteri “buoni” e causando un maggior tempo di contatto con sostanze potenzialmente dannose (ammine, ammoniaca…).

Il principale accorgimento per prevenire la disbiosi consiste nell’assumere una grande varietà di alimenti fibrosi vegetali (cerali integrali, legumi, frutta e verdura cruda magari non troppo lavati). Finché li mangiamo perdurano i vantaggi per l’organismo, altrimenti si perdono gli effetti, per cui una sana alimentazione va mantenuta per tutta la vita.

Quali sono gli alimenti che favoriscono la disbiosi?

Un’alimentazione con troppi zuccheri o dolcificanti artificiali, alcol, caffè, cibi industriali trattati con coloranti e conservanti (es. solfiti), carni derivate da allevamenti intensivi e quindi ricche di antibiotici o ormoni, danneggiano i batteri “buoni” del nostro intestino determinando la crescita dei batteri patogeni e quindi favorendo la disbiosi.

Anche le spezie vanno usate con moderazione: per esempio il pepe nero o la curcuma, in caso di disturbi gastrointestinali già presenti, riducono i nostri cari batteri.

Allora cosa fare in caso di disbiosi?

Innanzitutto fare uno screening intestinale e capire chi fa cosa per, eventualmente, integrare con probiotici (batteri “favorevoli alla vita”).

E’ bene tenere presente che quando si smette la terapia, la disbiosi tende a ritornare se non si corregge l’alimentazione e che qualunque cura integrativa deve essere svolta per non meno di 45 giorni.

Assumere con regolarità alimenti latto-fermentati sarebbe di buon auspicio per la salute dei nostri piccoli batteri. Questi alimenti o bevande si ottengono facilmente attraverso la proliferazione dei microrganismi presenti spontaneamente nelle materie prime scelte.

Una buona abitudine è quella di sostituire al comune yogurt il kefir di latte che può essere assunto anche dalle persone con intolleranza al lattosio o alle proteine del latte o ancora il Kombucha, per coloro che vogliono evitare i latticini.

Ogni persona ha una sua storia ed un suo essere per cui va valutato o auto valutato ogni cambiamento di stile di vita o integrazione anche solo di fermenti presi, a volte in maniera veloce e casuale, senza dare la giusta importanza e trasformando una guerriglia urbana in guerra nazionale e ogni disagio in malattia.

Dott.ssa Carmelinda Pasqualetto (Biologo Nutrizionista)

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