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brindisiSiamo arrivati a Dicembre, l’ultimo mese dell’anno fatto di resoconti, di bilanci e soprattutto di preparazione alle festività natalizie. Sui giornali, in tv, sui social siamo letteralmente “bombardati” da immagini che richiamano le tavole imbandite, i vari pandori e panettoni, cotechino per l’ultimo dell’anno… ecco che il cibo diventa il re del periodo natalizio. È abbastanza scontata, infatti, la cena pre-natalizia aziendale, il pranzo di Natale, il giorno di Santo Stefano, il cenone della vigilia di Capodanno e il pranzo del Primo dell’anno: sono tutte occasioni per stare insieme, per festeggiare, scambiarsi gli auguri e… mangiare!!!

Chi prima, chi dopo, un po’ tutti hanno un’unica domanda che ripropongono a se stessi in questi giorni: “come farò a non ingrassare?”

È una consuetudine condividere le festività con i nostri cari, mangiare insieme attorno a tavole ricche di cibi di ogni genere ed effettivamente le occasioni per “abbuffarsi” sono tante e sono molto vicine tra loro (…si pensi solo che tra Natale e Capodanno non c’è neanche una settimana di mezzo!!).

Come ci si comporta di fronte a tutto ciò?

Si possono intraprendere diverse strade:

  1. mangiare fino allo sfinimento, fino a che non ci si addormenta sulla tavola stessa, per non mancare di rispetto a chi ha preparato così tanto per noi… tanto i sensi di colpa vengono ad anno nuovo;
  2. non toccare nulla di ciò che ci viene proposto, per sentirsi a posto con la propria coscienza, ma sicuramente ci sentiremo tristi e insoddisfatti rispetto agli altri commensali che non si fanno mancare nulla;
  3. cercare un equilibrio all’interno del continuum in cui sono stati appena descritti gli estremi!!

Quest’ultimo punto comporta la capacità della persona di saper scegliere il meglio per sè, saper ascoltare le proprie esigenze e volersi bene.

Concretamente potremmo, innanzitutto, lasciare invariati i momenti colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena, così da non arrivare a tavola “assatanati” di cibo. Quando ci tratteniamo a tavola per giocare a carte con gli altri o semplicemente per scambiare due chiacchiere, evitiamo di ingozzarci di rimasugli vari ( la metà fetta di panettone avanzante, il pezzettino di torrone, la cartellata che è rimasta lì sola nel piatto) e cerchiamo di capire se abbiamo ancora fame o il nostro è più un atto istintivo che a posteriori ci porterà ad avere il solito senso di colpa.

sensoIl senso di colpa per essersi seduti a tavola e aver mangiato oltre misura porta il soggetto a sentirsi inadeguato e immorale; ciò implica una valutazione soggettiva da parte del soggetto stesso, il quale resta paralizzato, bloccato nel giudicare ciò che ha fatto. Il senso di responsabilità, invece, è più legato all’agire e quindi comporta una tendenza all’azione consapevole che la persona mette in atto per migliorare la propria condizione. Spesso vengono ritenuti sinonimi il senso di colpa e il senso di responsabilità, ma in realtà sono inversamente proporzionali, poiché al crescere dell’uno si riduce l’altro. Ciascuno di noi non è “colpevole” delle proprie decisioni: è semplicemente responsabile delle proprie scelte, anche di quelle alimentari e, in quanto tale, può permettersi di “darci dentro” a tavola nei giorni natalizi e rientrare nei parametri una volta volata via la Befana.

Ognuno può scegliere cosa fare e come impegnarsi per smaltire le esagerazioni e star bene a tavola, ascoltando i propri bisogni!

Buone Feste a tutti!!

Dott.ssa Isabella Magnifico (Psicologo, Psicoterapeuta)

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