Cos’è il Bullismo? 

Con questo termine si indica una situazione di ripetuti e sistematici atti di prevaricazione e  violenza (fisica, verbale, psicologica o sociale) ai danni di uno o più soggetti, solitamente  percepiti come piu deboli ed incapaci di difendersi. 

Gli attori coinvolti negli episodi di Bullismo sono : il/i

Cosa porta dei giovani ad attuare questi comportamenti? 

Generalmente, il minore è spinto dal bisogno di “sentirsi forte”, “qualcuno”; di “emergere  dalla massa”, di “essere ammirato”, ricevere attenzione. Sentire di “ESISTERE”. Spesso non sanno raportarsi in modo libero e paritario con gli altri, ma solo attraverso  dinamiche tipo “potere – sottomissione”, altrimenti traducibile nella seguente logica:  “Schiacciare per nn essere schiacciato”, “abbassare l’altro per innalzarmi”. 

I bulli spesso cercano di non mostrare (a sé stessi in primis) il loro fragile senso  d’Indentità, che avvertono come non chiara né riconosciuta.  

Difatti, tendenzialmente, hanno un‘immagine di sé negativa, per cui si percepiscono  come individui di poco valore, poco capaci, deboli, non visti, non riconosciuti. Alle spalle, possono avere un vissuto di scarso sostegno genitoriale oppure di  rapporti familiari conflittuali e/o aggressivi, se non violenti e basati proprio sulla  dinamica “potere – sottomissione”. 

Può anche entrare in gioco un meccanismo per cui una “vittima/ex-vittima” per uscire da  quel ruolo assume quello di “carnefice” di qualcunaltro. 

Emozioni di rabbia derivanti da questi vissuti frustranti e dolorosi possono solo alimentare  l’attuazione di questi comportamenti violenti, in quantro diventano anche una valvola di  sfogo (sul designato “capro espiatorio”. 

Se il bullo fosse “forte”, non avrebbe bisogno di esercitare un potere su altri percepiti  vcome più deboli, nel campo in cui si sente piu forte (es. uno fisicamente forte, sceglierà  qualcuno di gracile) in modo da ottenere quella sensazione di forza ed esaltazione che  ricerca, col minor sforzo. 

Tali sensazioni, gli servono per contrastare l’immagine negativa che ha di sé,  nascondendo a sé stesso anche la sua “vigliaccheria”, che altro non è che un’espressione  della propria paura verso la propria fragilità e debolezza.  

Attaccando l’altro nella sua debolezza tenta di “negare”, “contrastare” la sua.

Poiché i vissuti negativi ed i bisogni sopra elencati, spesso sono misconosciuti dal  bullo stesso, possiamo anche ipotizzare che dietro ai suoi comportamenti si celino delle  inconscie richieste di aiuto, di qualcuno che li veda e riconosca come individui importanti  e degni di affetto come tutti. 

La vittima perfetta 

Parlando delle fragilità e “debolezza” interiore del bullo, si può facilmente dedurre perchè  se la prendano con individui percepiuti più fragili che, a differenza loro, anziche rispondere in maniera violenta attuano comportamenti di tipo piu passivo:  

Sono spesso bambini o ragazzi con molta difficoltà ad esprimersi e a rapportarsi alla pari  con gli altri in quanto più ansiosi ed insicuri, sensibili, cauti e calmi.  

Anche loro soffrono spesso di scarsa autostima e hanno un’opinione di sé e della  loro situazione piuttosto negativa. Sono quei giovani spesso timidi, che si sentiono  facilmente stupidi o poco attraenti, se non dei falliti. 

Altri attori 

I gregari: sono altri indivdui fragili, come se non piu del bullo, con la stessa sensazione di  “non essere” e rendono loro Identità quella indifferenziata degli “appartenenti al gruppo”;  preferendo nascondersi dietro l’anonimato della massa ed alla persona del bullo – capo.  Seguirlo, inoltre, è il loro modo per evitare di diventare a loro volta un bersaglio, suo o di  altri bulli del posto in cui si trovano.  

Gli spettatori: coloro che vedono cosa succede, ma, sempre per la paura di finire nel  mirino del bullo oltre che per effetto della Diffusione della Responsabilità, non si  oppongono al suo comportamento, non difendono la vittima e scappano o fingono di non  vedere.

Dott.ssa Rachele Ghirardi (Psicoterapeuta)

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