Ok a “sgarri” estivi, ma poi a rientro dalle vacanze…?

Tutti noi per via della pandemia abbiamo vissuto un inverno ancora più cupo e triste, ed è proprio per questo motivo che a tutti i miei pazienti ho consigliato di “godersi” il più possibile l’estate, e si sa che per viversela in pieno l’alimentazione diventa fulcro imprescindibile.

Nelle mie ultime visite pre-vacanze, ho consigliato loro di seguire il più possibile lo schema alimentare nelle settimane antecedenti alle loro ferie in modo da appunto “permettersi” qualche piccolo sgarro in vacanza.

Ma la domanda è lecita e scontata: “Dottoressa ma quando poi rientro dalle vacanze? Ho paura di buttare via tutti i sacrifici…Che faccio?”.

Lo scopo della sana nutrizione durante l’anno è quello di raggiungere il pesoforma ma lavorando sul metabolismo. L’obiettivo è quello di cercare di attivarlo il più possibile proprio per “sfruttarlo” nei momenti di “svago”; quindi sicuramente il primo consiglio è quello di rivolgersi sempre ad un professionista per essere sicuri di lavorare non solo sul “ numerino” ma soprattutto sulla composizione corporea a lungo termine.

I successivi consigli molto più pratici, per il post-vacanza, possono essere schematizzati in:

  • Riprendere il proprio piano alimentare cercando di ridurre le porzioni e i condimenti;
  • Optare per un brevissimo periodo (in accordo con il proprio nutrizionista) per una alimentazione tendenzialmente proteica soprattutto se l’estate avrà portato qualche kg in più. Tengo però a precisare che in questo caso è assolutamente inutile se non pericoloso il fai da te;
  • In alternativa, o subito dopo un alimentazione proteica, optare per meno carboidrati ma più fibre. I carboidrati rappresentano il carburante del proprio corpo, e privarsene del tutto e per molto tempo non è mai una scelta sana, soprattutto se si ha intenzione di aumentare l’attività fisica in vista del dimagrimento. Al posto dei carboidrati semplici, a pranzo e colazione consiglio i “glucidi buoni”, come l’avena, la quinoa o i legumi. Saziano senza impennare l’indice glicemico. Un suggerimento utile per ridurre il peso è tenere sotto controllo l’appetito: ciò è possibile assumendo fibre solubili (es. kiwi, mela, carciofi..) e insolubili (es. farro, grano saraceno..);
  • Evitare pasti abbondanti, in quanto comporterebbe un ampliamento dello stomaco e perciò una maggior sensazione di fame. Bisognerà quindi “ingannarlo” mangiando poco ma spesso (ogni 4 ore circa!);
  • Evitare almeno per tutto il mese di settembre alcol e sgarri eccessivi;
  • Ritornare alle vecchie ma sane abitudini (si spera!) quindi attività fisica e idratazione: BERE, BERE, BERE, almeno 2 L di acqua al giorno, possibilmente acque aromatizzate fatte da noi (ad esempio acqua e cetrioli, utilissima per drenare e per i suoi effetti detox);
  • Fissare nel più breve tempo possibile un incontro con la propria nutrizionista in modo da elaborare obiettivi (nutrizionali e non) per i mesi autunnali: questo permetterà di sentirsi seguite e “al sicuro”.

 

Buona ripartenza!

Dott.ssa Tiziana D’Amico (Biologo Nutrizionista)

Sana alimentazione e attitudine allo sport tra pandemia e smartworking

smartworkingIn questo lungo periodo di pandemia mondiale si è assistito a un netto cambiamento delle  buone abitudini delle persone, ossia sana alimentazione e attitudine allo sport!

Tanti studi, confermano ciò che si vede nella pratica ambulatoriale: lo smartworking, la dad, la cassa d’integrazione e tutte  le limitazioni imposte dal lockdown sono stati e sono attualmente motivo di un significativo aumento ponderale.

Il 44% degli italiani è aumentato di peso a causa del Covid che ha precluso una  maggiore tendenza a dedicarsi alla cucina. Questo è quanto emerge da una analisi di Coldiretti su dati Crea, il Centro di ricerca alimenti e nutrizione, diffusa in occasione dell’Obesity Day 2020 che si celebra in tutto il mondo il 10 ottobre in piena pandemia.

La pandemia ha imposto un cambiamento radicale delle abitudini di vita e di consumo  che ha avuto effetto anche sulla bilancia, dove la tendenza a mangiare di più, spinta dal maggior tempo trascorso fra le mura di casa, non è stata compensata da una adeguata attività fisica.

Il 53% degli italiani non si è più dedicato al moto e allo sport, ma ha trascorso la maggior parte della giornata tra divano e scrivania; tuttavia l’aumento di peso è legato anche alla maggiore tendenza a cucinare per sé e per i familiari, e all’esigenza di  spostare fra le mura domestiche le pause degli orari di lavoro con la necessità di preparare i pasti e magari anche gli aperitivi di fine giornata a casa. Il risultato è un aumento di 10 miliardi di euro della spesa alimentare nelle case degli italiani nel 2020.

Secondo Coldiretti nel carrello degli italiani aumentano gli acquisti di vino birra, ma anche dei salumi e dei formaggi, delle uova, della farina per effetto della tendenza degli italiani a sbizzarrirsi in cucina preparando pasta, torte, pizze e biscotti. Tutti cibi che certamente non appartengono ad un’alimentazione sana.

Ormai dopo un anno di convivenza con questo virus molti italiani hanno preso coscienza della necessità di adottare un regime alimentare sano “di recupero” e di approfittare della permanenza a casa come un’occasione per dedicarsi a se stessi, per preparare pasti sani e per fare un po’ di sport, ma non sempre da soli si riesce a farlo, di seguito vi riporto qualche consiglio “smart”.

Consapevolezza, organizzazione e fantasia”, queste le tre parole d’ordine!

Mangiare bene, significa essere consapevoli a partire dalla scelta dei cibi che mettiamo in tavola e del loro quantitativo di  nutrienti, ciò dipende dal tipo di spesa che si fa.

Si ha più tempo per organizzarsi per cui dedicarsi alla spesa in modo più accurato è sicuramente un ulteriore giovamento.

Pianificare la settimana, è un ottimo punto di partenza.

Suddividere i pasti pensare a ciò che ci piacerebbe mangiare, in modo da arrivare con le idee chiare e avere la possibilità di sbizzarrirsi con gli ingredienti più sani.

Poi ovviamente, cucinare bene, o meglio correttamente. Il segreto sta proprio nella semplicità. Una cucina semplice ma saporita, arricchita con i condimenti a crudo.  Il piatto ideale è una pietanza ricca di ortaggi, proteine, cereali integrali. Fondamentale inserire un carboidrato tutti i giorni per un giusto apporto di energia necessario per concentrarsi davanti al pc o durante una “call”. Importante è l’accoppiata con proteine nobili aiuta a tenere il metabolismo sempre attivo nonostante la costante sedentarietà.

Un altro consiglio è quello di bere un adeguato quantitativo di acqua, circa due litri di acqua al giorno pari al nostro fabbisogno giornaliero.  Saperla poi distribuire adeguatamente nel corso dell’intera giornata, piuttosto che ingerirla tutta insieme.

Se poi siete stufi anche dell’acqua potete idratarvi anche con tè, tisane non zuccherate e acque detox preparate in casa..

Occhio alla pigrizia, mantenersi sempre attivi, anche rimanendo a casa è fondamentale. Sì alla corretta alimentazione ma non abbandonante del tutto l’attività fisica con la scusa delle palestre chiuse. Se a fine giornata non riuscite a mettervi in tenuta ginnica e abbandonarvi all’intenso “workout” potete anche usare dei piccoli trucchetti, ma sempre efficaci: scegliete sempre le scale invece che la comodità dell’ascensore, alzatevi in piedi e camminate per casa quando siete al telefono, oppure non negatevi una passeggiata, anche intorno a casa, per riattivare la circolazione. E poi una boccata d’aria è solo un grande beneficio!

Questo vi aiuterà a sentirvi più rilassati, a sciogliere le tensioni dovute alle ore passate davanti al PC e a liberare la mente dallo stress.

Lavorare da casa, può diventare un’opportunità per prendersi cura della propria salute e per adottare delle sane abitudini che porteremo con noi anche tornati in ufficio.

Mangiare cibo di qualità e nelle giuste quantità, scegliere con attenzione gli snack per le nostre pause, evitare cibi grassi e dannosi e fare movimento sono pratiche orientate al benessere psicofisico.

Ovviamente tutto questo seguendo e rispettando il proprio stile di vita, le proprie risorse senza mai eccedere.

Dott.ssa Agostina Iannicelli (Biologo Nutrizionista)

Lo Zinco, il nostro amico

Oggi parliamo del nostro amico ZINCO.

Ci cibiamo sempre di più di alimenti ricchi di gusto (a volte troppo) a discapito della salute e questo è il caso dello zinco.

Il signor Zinco è un minerale fondamentale per la crescita cellulare, il differenziamento, la riparazione ed il metabolismo. É un elemento necessario per il metabolismo e l’integrità delle membrane e delle cellule, della salute di mucose, quali polmone e intestino, oltre ad essere cofattore e quindi supporto chiave di vitamine. Prende parte della struttura dell’osso e del sistema nervoso.

Si stima che ogni anno muoiono nel mondo 800.000 persone per carenza di zinco il quale causa un intestino percolante e perdita di difese immunitarie con infezioni da batteri e virus. (Front Immunol. 2019 Jan 15;9:3160. doi: 10.3389/fimmu.2018.03160. eCollection 2018. Nutritional Modulation of Immune Function: Analysis of Evidence, Mechanisms, and Clinical Relevance).

In un momento storico in cui ci siamo dimostrati vulnerabili e indifesi, dobbiamo cercare di recuperare la salute smettendola di scegliere alimenti vuoti e morti.
Siamo il paese della dieta mediterranea, del piatto di pasta e ceci, cime di rapa con l’alicetta, olio extravergine e passeggiate tra prati e rive del mare. Invece ci ritroviamo a mangiare pasta di grano (forse) che nella raffinazione ha perso il 78% dello zinco solo perché la pasta integrale o un cereale a un gusto (vero) che non sopportiamo più.

Dovendomi soffermare sullo zinco non proseguo con i ceci, le cime, l’olio, le alici… ormai un lontano ricordo di salute! Riflettiamoci: buttiamo lo zinco per ammalarci di più e poi prenderlo come integratore o farmaco… se siamo ancora vivi!

Dove lo troviamo e quanto ne serve?

Di questo favoloso elemento e nutrimento, ne serve circa 10 mg al giorno e cioè in:

  • un piatto di molluschi, di ostriche, nelle alici
  • nei cereali INTENGRI (si, quelli che vanno messi a bagno come si dovrebbe con i legumi altrimenti in quelli desquamati e denudati che cuociono in 10 minuti o nelle mega cotture di 1 ora si perdono i nutrimenti!)
  • nelle muffe dei formaggi
  • nei semi a chicco duro tipo canapa o lino.

Non essendoci riserve di zinco nel nostro corpo, dobbiamo essere sicuri di assumerne TUTTI I GIORNI attraverso la dieta. Per gli integratori, purtroppo non tutti arrivano nelle cellule e la formula o l’interazione tra elementi può determinare un mancato assorbimento, tipo lo zinco bisglicinato non interagisce con alti elementi mentre altre formulazioni possono risultare inutili come bere dell’acqua fresca o a volte pericolose.

La Comunità Europea, vista l’importanza dello zinco per il nostro sistema immunitario, osseo, nervoso e metabolico, permette ai prodotti a base di zinco di utilizzare il claim “lo zinco contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario”, ma io lo metterei anche sui cereali integri e integrali e nella testa di chi ad un piatti di farro e spinaci, preferisce una polpetta costruita nel laboratorio della NASA!

Scegliamo piatti di salute e pillole di coerenza! Buon appettito!

Dott.ssa Samantha di Geso (Biologo Nutrizionista)

Anziani, alimentazione e malnutrizione

Una corretta alimentazione influisce positivamente sullo stato di salute e sulla qualità di vita degli anziani soprattutto alla luce degli inevitabili cambiamenti a carico dell’organismo che precludono particolari esigenze alimentari.

Con il passare del tempo, l’organismo si modifica inviandoci segnali che è importante riconoscere per poter prendere i giusti provvedimenti e allontanare nel tempo i problemi legati a un corpo che invecchia. L’invecchiamento comporta una diminuzione del metabolismo basale e del fabbisogno energetico giornaliero; una riduzione della massa magra e dell’acqua totale e un parallelo aumento della massa grassa; una riduzione delle capacità di digestione e di assorbimento dei micronutrienti; una riduzione delle funzionalità organiche e metaboliche.

Ecco alcuni degli accorgimenti che consentono di affrontare al meglio i cambiamenti fisiologici che possono influenzare l’alimentazione quando gli anni aumentano:

  • Bere molta acqua anche quando non si ha sete: nell’anziano lo stimolo della sete si riduce progressivamente e questo rischia di portare a disidratazione anche grave. L’acqua è importante inoltre per aumentare l’assunzione di sali minerali essenziali per l’organismo che invecchia, come per esempio il calcio.
  • Ridurre il numero delle calorie assunte ogni giorno con il cibo: È un passo necessario per evitare il sovrappeso, dal momento che negli anziani diminuiscono il metabolismo basale e la massa muscolare e quindi si consuma meno energia.
  • Inserire cibi ricchi di fibre: consumare frutta, verdura, legumi e cereali integrali tiene lontani problemi digestivi e stitichezza, dando una mano all’intestino che con gli anni lavora con più fatica e diventa sempre più “pigro”. Inoltre aiutano a mantenere una buona flora batterica e aiutano nella prevenzione del cancro del colon.
  • Se necessario, modificare la preparazione dei cibi per renderli più adatti ai cambiamenti fisici individuali: cuocere le verdure al vapore per renderle più morbide e assumere cibi e bevande in piccoli bocconi o piccoli sorsi aiuta a superare quella che i medici chiamano disfagia, ovvero la difficoltà a deglutire che può essere di origine fisiologica (per esempio perché i muscoli coinvolti nel processo non funzionano più al meglio) o anche patologica (da traumi o altre malattie). I cibi morbidi – anche gli omogeneizzati se necessario – aiutano anche chi ha problemi di dentatura e masticazione, una delle principali cause di malnutrizione negli anziani perché porta a eliminare dalla tavola tutti gli alimenti difficili da masticare.

In genere, le regole base di una sana alimentazione per una persona che ha superato i 65 anni ed è in buona salute non differiscono da quelle di un adulto: tanta frutta e verdura fresche, cereali soprattutto integrali, proteine soprattutto di origine vegetale (ottimi i legumi), pochi grassi e zuccheri semplici e tanta acqua.

Anche se potrebbe sembrare strano in una società come la nostra, gli esperti sono concordi nel dire che nell’anziano uno dei principali obiettivi di salute è evitare la malnutrizione. Le persone anziane sono quelle maggiormente colpite dalla malnutrizione anche nei paesi industrializzati. La malnutrizione nell’anziano è in gran parte correlata all’ambiente in cui vive.

Per malnutrizione si intende uno stato di alterazione funzionale, strutturale e di sviluppo dell’organismo conseguente alla discrepanza tra fabbisogni, introiti ed utilizzo dei nutrienti. La malnutrizione proteico-calorica è, insieme con il deficit di minerali e vitamine, particolarmente frequente nell’anziano. Nei paesi occidentali, dove gli individui tra i 65 anni e i 75 anni sono equiparabili come livello di autonomia, seppure in presenza di qualche malattia, agli adulti più giovani, viene considerato anziano l’ultrasessantacinquenne. In effetti l’indagine europea di sorveglianza “Seneca” ha evidenziato una bassa incidenza di malnutrizione nella popolazione anziana sana, nonostante il frequente riscontro di bassi livelli sierici di alcuni micronutrienti, riconducibile ad una ridotta introduzione con gli alimenti. Tra gli anziani una categoria a maggior rischio di malnutrizione è quella rappresentata dagli anziani fragili. L’anziano fragile è un soggetto di età avanzata o molto avanzata, affetto da multiple patologie croniche, clinicamente instabile, frequentemente disabile, con frequenti problematiche di tipo socioeconomico, quali soprattutto solitudine e povertà. Negli anziani fragili sono spesso compromessi lo stato nutrizionale e la capacità di alimentarsi autonomamente in maniera adeguata. Una malnutrizione proteico-calorica severa è stata osservata nel 10-38% degli anziani non ospedalizzati, nel 5-12% di quelli che vivono al proprio domicilio, nel 26-65% di quelli ospedalizzati e nel 5-85% degli individui istituzionalizzati. Un recente studio condotto in Piemonte su 738 pazienti in RSA conferma l’ alto rischio di malnutrizione (75 %) nei pazienti istituzionalizzati.

Le cause di malnutrizione nell’anziano possono essere molteplici.

Cause organiche età-correlate: l’invecchiamento determina alcune modifiche fisiologiche tra cui l’atrofia della mucosa del cavo orale e della lingua con ipogeusia da innalzamento della soglia gustativa (sono necessarie stimolazioni circa 10 volte maggiori rispetto al giovane adulto per ottenere una pari sensibilità gustativa); minor secrezione gastrica e pancreatica e ridotta produzione di enzimi endocellulari (es. lattasi); deficit della digestione e dell’assorbimento dei nutrienti. I difetti di masticazione, da ascriversi all’edentulia, sono frequentemente riscontrabili e spesso si associano ad erronee abitudini dietetiche ed igieniche e a condizioni socioeconomiche deficitarie. L’anoressia fisiologica dell’anziano è legata ad un aumento dei livelli di colecistochinina e ad un ritardato svuotamento gastrico.

Cause organiche patologia-correlate : Alterazioni della deglutizione, come la presbifagia e la disfagia, sono un problema diffuso nella popolazione anziana fragile: si riscontra disfagia dal 20 al 50% nei pazienti istituzionalizzati. Le insufficienze d’organo (scompenso cardiaco, insufficienza renale cronica avanzata, insufficienza respiratoria, ecc.) e le neoplasie, causano incremento dei fabbisogni nutrizionali ed ipoanoressia con ridotti introiti. I numerosi farmaci che spesso vengono assunti dall’anziano possono interferire con l’assorbimento (antiacidi, lassativi) o con l’escrezione renale (diuretici) di alcune sostanze e possono determinare alterazioni del gusto. Cause sociali, ambientali e psicologiche Le ristrettezze economiche, l’isolamento, la solitudine e/o l’istituzionalizzazione possono essere causa di inadeguata assunzione di cibo. La malnutrizione ha un impatto negativo sullo stato nutrizionale e psico-sociale dell’anziano e si correla ad un peggioramento di patologie croniche, maggiore incidenza di infezioni, piaghe da decubito, cadute.

Tuttavia la nutrizione è spesso considerata un problema secondario, frequentemente sottovalutato e trascurato, rispetto ad altre attività di assistenza.

L’adozione di un adeguato programma alimentare negli anziani è volto a contrastare il rischio di sarcopenia, col mantenimento della massa magra, o a contenere l’eccesso di massa grassa congiuntamente all’attività fisica adattata al contesto e al controllo delle comorbilità associate. In questa prospettiva, l’adozione di scelte alimentari appropriate appare ormai da tempo una componente centrale del progetto di cura per la prevenzione e riduzione di eventi patologici. L’attenzione agli aspetti nutrizionali e alla modificazione dello stile di vita sono oltretutto essenziali per ridurre i fattori di rischio, quali obesità, diabete, ipertensione e dislipidemia, spesso coesistenti.

E’ difficile cambiare le proprie abitudini alimentari che si sono costruite nel tempo, hanno a che fare con la storia personale e dipendono da tanti elementi quali il bisogno di alimentarsi: infatti nutrirsi non è soltanto una necessità del corpo, ma è condizionato da fattori economici, sociali, ambientali, psicologici, affettivi; è comunque possibile cambiare abitudini alimentari cercando un equilibrio tra senso della misura e gusto, evitare, dove possibile, di identificare il benessere alimentare come risultato di divieti e prescrizioni.

Dott.ssa Agostina Iannicelli (Biologo Nutrizionista)

Strategie nutrizionali e di supplementazione nella prevenzione dagli infortuni negli sportivi

infortunioÉ opinione condivisa che la patogenesi degli infortuni negli sportivi sia multifattoriale essendo legate a cause sia estrinseche (condizioni meteo, superficie di gioco, tipo di calzature…) sia intrinseche (età, aspetti posturali, allenamento, stress, stile di vita ed alimentazione).

La maggior parte degli infortuni sono muscolari seguiti dalle fratture da stress e da legamentopatie e tendinopatie.

Considerare gli aspetti degli apporti calorici, dello stato di idratazione, delle deficienze dei micronutrienti, dei livelli di vitamina D e dello stress ossidativo è fondamentale nell’ottica di un approccio integrato a 360° che metta al centro lo sportivo/atleta allo scopo di ridurre il rischio d’infortunio muscolare.

É fortemente consigliato di evitare di ridurre l’apporto calorico al di sotto di determinati limiti; Loucks et al. hanno dimostrato che introiti calorici ridotti accentuano la fatica, hanno effetto immunosoppressivo e predispongono quindi agli infortuni; inoltre la restrizione calorica ha come effetto secondario anche quello di provocare deficienze di micronutrienti, alcune delle quali, come accade per il ferro, il calcio e la vitamina D sono molto frequenti negli sportivi ed atleti, prevalentemente di sesso femminile.

Nello sportivo è essenziale, altresì, garantire uno stato di corretta idratazione; infatti esiste una correlazione diretta tra riduzione di peso per disidratazione e scadimento della prestazione fisica oltre che un aumento del rischio d’infortunio muscolare.

L’alimentazione occidentale contemporanea è caratterizzata da un rapporto omega6/omega3 fortemente sbilanciato verso i primi con una conseguente maggiore produzione di molecole ad effetto proinfiammatorio. Negli sportivi risulta necessario riequilibrare questo rapporto rivedendo le abitudini alimentari ed evitando di abusare di alimenti ricchi di omega 6 e favorendo una maggiore introduzione di omega 3 sia attraverso la dieta sia attraverso la supplementazione.

Una integrazione con antiossidanti atti a ridurre gli effetti del muscle damage indotto dall’allenamento è da consigliare solo in soggetti con una provata deficienza di un micronutriente, in soggetti in restrizione calorica per un considerevole intervallo temporale, in soggetti che per gusto o convinzione hanno limitato o del tutto escluso alimenti fornitori di vitamine. Negli altri casi è preferibile agire andando a rivedere le abitudini alimentari con un consumo di dosi adeguate di frutta e verdura.

Dott. Natale Gentile (Biologo Nutrizionista Sportivo)

 

BIBLIOGRAFIA

  • Keay “Mechanism for optimal health for all athletes” BMJ 2017
  • Loucks et al. “Energy availability in athletes” J Sports Sci 2011
  • Stoffel et al. “Iron absorption from oral iron supplements given on consecutive versus alternate days and as single morning doses versus twice-daily split dosing in iron-depleted women: two open-label, randomised controlled trials” The lancet haematology 2017
  • Cristina Maldonado-Araque et al. “Iron deficiency is associated with Hypothyroxinemia and Hypotriiodothyroninemia in the Spanish general adult population: [email protected] study” Sci Rep.2018
  • Jadwiga Malczewska-Lenczowska et al. “The Association between Iron and Vitamin D Status in Female Elite Athletes” Nutrients 2018
  • Shuler et al “Sports Health Benefits of Vitamin D” Sports Health 2012
  • Cheuvront et al. «Mechanism of aerobic performance impariment with heat stress and dehydration, Journal of applied physiology 2012.
  • Harty et al. “Nutritional and Supplementation Strategies to Prevent and Attenuate Exercise-Induced Muscle Damage: a Brief Review” Sports Medicine 2019.
  • Tipton KD. “Nutrition for Acute Exercise-Induced Injuries, Ann Nutr Metab 2010.
  • McAnulty SR et al. “Effect of n-3 fatty acids and antioxidants on oxidative stress after exercise”. Med Sci Sports Exerc. 2010

Dieta per… ingrassare!

ingrassareSpesso, quando ricevo telefonate da possibili pazienti mi viene posta una domanda alquanto strana, “Lei è anche una nutrizionista per ingrassare? Fa diete per mettere su peso?”.

Per quanto possano sembrare agli antipodi, il termine “dieta” ed il termine “ingrassare” possono assolutamente far parte di una stessa frase di senso compiuto. Seppur non ho mai amato la parola “dieta”, la mia risposta è Sì!; la nutrizionista deve essere capace di far ingrassare laddove ci sia il bisogno.

Dietro ad una persona apparentemente troppo magra può esserci un mondo e sta a noi professionisti della salute capirlo per poterli aiutare. Mi riferisco proprio a quelle persone.. sicuramente il loro primo tentativo  è quello di mangiar di più, magari del cibo spazzatura (più calorico) per poi notare che nonostante tutto il peso sulla bilancia non cambia. Ed ecco che si rivolgono a noi.

Il nostro compito prevederà:

  • Anamnesi fisiopatologica-familiare: fatta di confronto, analisi del sangue e documentazioni varie. Spesso dietro una troppa magrezza possono nascondersi problemi ormonali, esempio un ipertiroidismo non controllato oppure patologie come la celiachia non diagnosticata o peggio ancora casi più gravi di malattie oncologiche o psichiche. Tutte queste patologie possono essere causa o conseguenza di una magrezza eccessiva, e sarà compito del professionista capirlo soprattutto attraverso il dialogo e l’interpretazioni delle analisi ematiche. Sarà fondamentale capire se si è in presenza di dca (disturbi del comportamento alimentare) o patologie funzionali.
  • Analisi BIA: attraverso un esame impedenziometrico, si potrà capire la composizione corporea: analisi della massa grassa, massa muscolare e acqua corporea extra ed intracellulare. Questo esame sarà fondamentale per capire effettivamente su cosa è carente il paziente e valutando, nei vari controlli, i miglioramenti dell’intera composizione. Ricordiamoci che ingrassare non vuol dire per forza mettere su grasso ma spesso vuol dire mettere (anche) muscolo o più propriamente detta massa magra/metabolicamente attiva. Solo i veri professionisti possono valutare se si è in presenza di una vera magrezza!!!
  • Anamnesi delle sue abitudini alimentari e sportive: cosa mangia? Molte volte si assumono calorie inutili con 0 nutrienti per le nostre cellule portando come risultato finale trattenimento di liquidi e possibile gonfiore. Sarà opportuno capire quindi attraverso un diario alimentare cosa mangia e soprattutto un calcolo calorico giornaliero rapportandolo al suo metabolismo basale. Per prendere peso, la dieta ingrassante richiede un’alimentazione sana e equilibrata. Nel quotidiano l’apporto calorico deve rispettare queste proporzioni tra i nutrienti: circa il 50% di carboidrati, il 20% di proteine, il 25% di grassie il resto in vitamine, fibre e sali minerali come nella dieta dimagrante. La differenza rispetto a quella dimagrante è che le calorie e i nutrienti aumentano in proporzione.

Comprendere le sue abitudini sportive e indirizzarlo verso lo sport più adatto alle sua esigenza.

  • Se necessario, ricorrere a test diagnostici per escludere eventuali problemi relativi agli assorbimenti dei nutrienti a livello intestinale, problemi di natura funzionale o anatomica. (per maggior info consultare il sito …)

Solo dopo aver ottenuto un quadro completo del paziente, si può intraprendere la strada più giusta: a volte basterà semplicemente migliorare l’alimentazione e l’attività fisica; altre volte si dovrà ricorrere a risolvere in primis altre problematiche : patologiche (es. celiachia, intolleranze ecc..) o psichiche (anoressia, bulimia…).

Nella dieta per ingrassare, si va ad aumentare le risorse disponibili in termini di calorie presenti nel corpo. Adottando questo programma alimentare, darai al tuo corpo la possibilità di introdurre più calorie di quelle che brucia.

Bisogna sfruttare determinati cibi, come ad esempio:

  • Grassi come olio e frutta secca
  • Carboidrati (esempio le patate, i cereali ed il pane)
  • Fonti proteiche animali e vegetali
  • Frutta e verdura.
  • Integratori? Sarà sicuramente il nutrizionista a capire quale e quando e soprattutto se necessario.

Laddove la magrezza sarà invece riconducibile a patologie sopracitate, il più delle volte sarà opportuno agire sulla singola patologia per iniziare a vedere un miglioramento effettivo sulla composizione corporea, facilitando il tutto con la dieta e lo sport.

Molte volte invece sarà opportuno mettere in pratica un lavoro di equipe fatto da psicoterapeuti e nutrizionisti per risolvere problematiche più legate alla sfera intima.

Dott.ssa Tiziana D’Amico (Biologo Nutrizionista)