Lo Zinco, il nostro amico

Oggi parliamo del nostro amico ZINCO.

Ci cibiamo sempre di più di alimenti ricchi di gusto (a volte troppo) a discapito della salute e questo è il caso dello zinco.

Il signor Zinco è un minerale fondamentale per la crescita cellulare, il differenziamento, la riparazione ed il metabolismo. É un elemento necessario per il metabolismo e l’integrità delle membrane e delle cellule, della salute di mucose, quali polmone e intestino, oltre ad essere cofattore e quindi supporto chiave di vitamine. Prende parte della struttura dell’osso e del sistema nervoso.

Si stima che ogni anno muoiono nel mondo 800.000 persone per carenza di zinco il quale causa un intestino percolante e perdita di difese immunitarie con infezioni da batteri e virus. (Front Immunol. 2019 Jan 15;9:3160. doi: 10.3389/fimmu.2018.03160. eCollection 2018. Nutritional Modulation of Immune Function: Analysis of Evidence, Mechanisms, and Clinical Relevance).

In un momento storico in cui ci siamo dimostrati vulnerabili e indifesi, dobbiamo cercare di recuperare la salute smettendola di scegliere alimenti vuoti e morti.
Siamo il paese della dieta mediterranea, del piatto di pasta e ceci, cime di rapa con l’alicetta, olio extravergine e passeggiate tra prati e rive del mare. Invece ci ritroviamo a mangiare pasta di grano (forse) che nella raffinazione ha perso il 78% dello zinco solo perché la pasta integrale o un cereale a un gusto (vero) che non sopportiamo più.

Dovendomi soffermare sullo zinco non proseguo con i ceci, le cime, l’olio, le alici… ormai un lontano ricordo di salute! Riflettiamoci: buttiamo lo zinco per ammalarci di più e poi prenderlo come integratore o farmaco… se siamo ancora vivi!

Dove lo troviamo e quanto ne serve?

Di questo favoloso elemento e nutrimento, ne serve circa 10 mg al giorno e cioè in:

  • un piatto di molluschi, di ostriche, nelle alici
  • nei cereali INTENGRI (si, quelli che vanno messi a bagno come si dovrebbe con i legumi altrimenti in quelli desquamati e denudati che cuociono in 10 minuti o nelle mega cotture di 1 ora si perdono i nutrimenti!)
  • nelle muffe dei formaggi
  • nei semi a chicco duro tipo canapa o lino.

Non essendoci riserve di zinco nel nostro corpo, dobbiamo essere sicuri di assumerne TUTTI I GIORNI attraverso la dieta. Per gli integratori, purtroppo non tutti arrivano nelle cellule e la formula o l’interazione tra elementi può determinare un mancato assorbimento, tipo lo zinco bisglicinato non interagisce con alti elementi mentre altre formulazioni possono risultare inutili come bere dell’acqua fresca o a volte pericolose.

La Comunità Europea, vista l’importanza dello zinco per il nostro sistema immunitario, osseo, nervoso e metabolico, permette ai prodotti a base di zinco di utilizzare il claim “lo zinco contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario”, ma io lo metterei anche sui cereali integri e integrali e nella testa di chi ad un piatti di farro e spinaci, preferisce una polpetta costruita nel laboratorio della NASA!

Scegliamo piatti di salute e pillole di coerenza! Buon appettito!

Dott.ssa Samantha di Geso (Biologo Nutrizionista)

Anziani, alimentazione e malnutrizione

Una corretta alimentazione influisce positivamente sullo stato di salute e sulla qualità di vita degli anziani soprattutto alla luce degli inevitabili cambiamenti a carico dell’organismo che precludono particolari esigenze alimentari.

Con il passare del tempo, l’organismo si modifica inviandoci segnali che è importante riconoscere per poter prendere i giusti provvedimenti e allontanare nel tempo i problemi legati a un corpo che invecchia. L’invecchiamento comporta una diminuzione del metabolismo basale e del fabbisogno energetico giornaliero; una riduzione della massa magra e dell’acqua totale e un parallelo aumento della massa grassa; una riduzione delle capacità di digestione e di assorbimento dei micronutrienti; una riduzione delle funzionalità organiche e metaboliche.

Ecco alcuni degli accorgimenti che consentono di affrontare al meglio i cambiamenti fisiologici che possono influenzare l’alimentazione quando gli anni aumentano:

  • Bere molta acqua anche quando non si ha sete: nell’anziano lo stimolo della sete si riduce progressivamente e questo rischia di portare a disidratazione anche grave. L’acqua è importante inoltre per aumentare l’assunzione di sali minerali essenziali per l’organismo che invecchia, come per esempio il calcio.
  • Ridurre il numero delle calorie assunte ogni giorno con il cibo: È un passo necessario per evitare il sovrappeso, dal momento che negli anziani diminuiscono il metabolismo basale e la massa muscolare e quindi si consuma meno energia.
  • Inserire cibi ricchi di fibre: consumare frutta, verdura, legumi e cereali integrali tiene lontani problemi digestivi e stitichezza, dando una mano all’intestino che con gli anni lavora con più fatica e diventa sempre più “pigro”. Inoltre aiutano a mantenere una buona flora batterica e aiutano nella prevenzione del cancro del colon.
  • Se necessario, modificare la preparazione dei cibi per renderli più adatti ai cambiamenti fisici individuali: cuocere le verdure al vapore per renderle più morbide e assumere cibi e bevande in piccoli bocconi o piccoli sorsi aiuta a superare quella che i medici chiamano disfagia, ovvero la difficoltà a deglutire che può essere di origine fisiologica (per esempio perché i muscoli coinvolti nel processo non funzionano più al meglio) o anche patologica (da traumi o altre malattie). I cibi morbidi – anche gli omogeneizzati se necessario – aiutano anche chi ha problemi di dentatura e masticazione, una delle principali cause di malnutrizione negli anziani perché porta a eliminare dalla tavola tutti gli alimenti difficili da masticare.

In genere, le regole base di una sana alimentazione per una persona che ha superato i 65 anni ed è in buona salute non differiscono da quelle di un adulto: tanta frutta e verdura fresche, cereali soprattutto integrali, proteine soprattutto di origine vegetale (ottimi i legumi), pochi grassi e zuccheri semplici e tanta acqua.

Anche se potrebbe sembrare strano in una società come la nostra, gli esperti sono concordi nel dire che nell’anziano uno dei principali obiettivi di salute è evitare la malnutrizione. Le persone anziane sono quelle maggiormente colpite dalla malnutrizione anche nei paesi industrializzati. La malnutrizione nell’anziano è in gran parte correlata all’ambiente in cui vive.

Per malnutrizione si intende uno stato di alterazione funzionale, strutturale e di sviluppo dell’organismo conseguente alla discrepanza tra fabbisogni, introiti ed utilizzo dei nutrienti. La malnutrizione proteico-calorica è, insieme con il deficit di minerali e vitamine, particolarmente frequente nell’anziano. Nei paesi occidentali, dove gli individui tra i 65 anni e i 75 anni sono equiparabili come livello di autonomia, seppure in presenza di qualche malattia, agli adulti più giovani, viene considerato anziano l’ultrasessantacinquenne. In effetti l’indagine europea di sorveglianza “Seneca” ha evidenziato una bassa incidenza di malnutrizione nella popolazione anziana sana, nonostante il frequente riscontro di bassi livelli sierici di alcuni micronutrienti, riconducibile ad una ridotta introduzione con gli alimenti. Tra gli anziani una categoria a maggior rischio di malnutrizione è quella rappresentata dagli anziani fragili. L’anziano fragile è un soggetto di età avanzata o molto avanzata, affetto da multiple patologie croniche, clinicamente instabile, frequentemente disabile, con frequenti problematiche di tipo socioeconomico, quali soprattutto solitudine e povertà. Negli anziani fragili sono spesso compromessi lo stato nutrizionale e la capacità di alimentarsi autonomamente in maniera adeguata. Una malnutrizione proteico-calorica severa è stata osservata nel 10-38% degli anziani non ospedalizzati, nel 5-12% di quelli che vivono al proprio domicilio, nel 26-65% di quelli ospedalizzati e nel 5-85% degli individui istituzionalizzati. Un recente studio condotto in Piemonte su 738 pazienti in RSA conferma l’ alto rischio di malnutrizione (75 %) nei pazienti istituzionalizzati.

Le cause di malnutrizione nell’anziano possono essere molteplici.

Cause organiche età-correlate: l’invecchiamento determina alcune modifiche fisiologiche tra cui l’atrofia della mucosa del cavo orale e della lingua con ipogeusia da innalzamento della soglia gustativa (sono necessarie stimolazioni circa 10 volte maggiori rispetto al giovane adulto per ottenere una pari sensibilità gustativa); minor secrezione gastrica e pancreatica e ridotta produzione di enzimi endocellulari (es. lattasi); deficit della digestione e dell’assorbimento dei nutrienti. I difetti di masticazione, da ascriversi all’edentulia, sono frequentemente riscontrabili e spesso si associano ad erronee abitudini dietetiche ed igieniche e a condizioni socioeconomiche deficitarie. L’anoressia fisiologica dell’anziano è legata ad un aumento dei livelli di colecistochinina e ad un ritardato svuotamento gastrico.

Cause organiche patologia-correlate : Alterazioni della deglutizione, come la presbifagia e la disfagia, sono un problema diffuso nella popolazione anziana fragile: si riscontra disfagia dal 20 al 50% nei pazienti istituzionalizzati. Le insufficienze d’organo (scompenso cardiaco, insufficienza renale cronica avanzata, insufficienza respiratoria, ecc.) e le neoplasie, causano incremento dei fabbisogni nutrizionali ed ipoanoressia con ridotti introiti. I numerosi farmaci che spesso vengono assunti dall’anziano possono interferire con l’assorbimento (antiacidi, lassativi) o con l’escrezione renale (diuretici) di alcune sostanze e possono determinare alterazioni del gusto. Cause sociali, ambientali e psicologiche Le ristrettezze economiche, l’isolamento, la solitudine e/o l’istituzionalizzazione possono essere causa di inadeguata assunzione di cibo. La malnutrizione ha un impatto negativo sullo stato nutrizionale e psico-sociale dell’anziano e si correla ad un peggioramento di patologie croniche, maggiore incidenza di infezioni, piaghe da decubito, cadute.

Tuttavia la nutrizione è spesso considerata un problema secondario, frequentemente sottovalutato e trascurato, rispetto ad altre attività di assistenza.

L’adozione di un adeguato programma alimentare negli anziani è volto a contrastare il rischio di sarcopenia, col mantenimento della massa magra, o a contenere l’eccesso di massa grassa congiuntamente all’attività fisica adattata al contesto e al controllo delle comorbilità associate. In questa prospettiva, l’adozione di scelte alimentari appropriate appare ormai da tempo una componente centrale del progetto di cura per la prevenzione e riduzione di eventi patologici. L’attenzione agli aspetti nutrizionali e alla modificazione dello stile di vita sono oltretutto essenziali per ridurre i fattori di rischio, quali obesità, diabete, ipertensione e dislipidemia, spesso coesistenti.

E’ difficile cambiare le proprie abitudini alimentari che si sono costruite nel tempo, hanno a che fare con la storia personale e dipendono da tanti elementi quali il bisogno di alimentarsi: infatti nutrirsi non è soltanto una necessità del corpo, ma è condizionato da fattori economici, sociali, ambientali, psicologici, affettivi; è comunque possibile cambiare abitudini alimentari cercando un equilibrio tra senso della misura e gusto, evitare, dove possibile, di identificare il benessere alimentare come risultato di divieti e prescrizioni.

Dott.ssa Agostina Iannicelli (Biologo Nutrizionista)

Strategie nutrizionali e di supplementazione nella prevenzione dagli infortuni negli sportivi

infortunioÉ opinione condivisa che la patogenesi degli infortuni negli sportivi sia multifattoriale essendo legate a cause sia estrinseche (condizioni meteo, superficie di gioco, tipo di calzature…) sia intrinseche (età, aspetti posturali, allenamento, stress, stile di vita ed alimentazione).

La maggior parte degli infortuni sono muscolari seguiti dalle fratture da stress e da legamentopatie e tendinopatie.

Considerare gli aspetti degli apporti calorici, dello stato di idratazione, delle deficienze dei micronutrienti, dei livelli di vitamina D e dello stress ossidativo è fondamentale nell’ottica di un approccio integrato a 360° che metta al centro lo sportivo/atleta allo scopo di ridurre il rischio d’infortunio muscolare.

É fortemente consigliato di evitare di ridurre l’apporto calorico al di sotto di determinati limiti; Loucks et al. hanno dimostrato che introiti calorici ridotti accentuano la fatica, hanno effetto immunosoppressivo e predispongono quindi agli infortuni; inoltre la restrizione calorica ha come effetto secondario anche quello di provocare deficienze di micronutrienti, alcune delle quali, come accade per il ferro, il calcio e la vitamina D sono molto frequenti negli sportivi ed atleti, prevalentemente di sesso femminile.

Nello sportivo è essenziale, altresì, garantire uno stato di corretta idratazione; infatti esiste una correlazione diretta tra riduzione di peso per disidratazione e scadimento della prestazione fisica oltre che un aumento del rischio d’infortunio muscolare.

L’alimentazione occidentale contemporanea è caratterizzata da un rapporto omega6/omega3 fortemente sbilanciato verso i primi con una conseguente maggiore produzione di molecole ad effetto proinfiammatorio. Negli sportivi risulta necessario riequilibrare questo rapporto rivedendo le abitudini alimentari ed evitando di abusare di alimenti ricchi di omega 6 e favorendo una maggiore introduzione di omega 3 sia attraverso la dieta sia attraverso la supplementazione.

Una integrazione con antiossidanti atti a ridurre gli effetti del muscle damage indotto dall’allenamento è da consigliare solo in soggetti con una provata deficienza di un micronutriente, in soggetti in restrizione calorica per un considerevole intervallo temporale, in soggetti che per gusto o convinzione hanno limitato o del tutto escluso alimenti fornitori di vitamine. Negli altri casi è preferibile agire andando a rivedere le abitudini alimentari con un consumo di dosi adeguate di frutta e verdura.

Dott. Natale Gentile (Biologo Nutrizionista Sportivo)

 

BIBLIOGRAFIA

  • Keay “Mechanism for optimal health for all athletes” BMJ 2017
  • Loucks et al. “Energy availability in athletes” J Sports Sci 2011
  • Stoffel et al. “Iron absorption from oral iron supplements given on consecutive versus alternate days and as single morning doses versus twice-daily split dosing in iron-depleted women: two open-label, randomised controlled trials” The lancet haematology 2017
  • Cristina Maldonado-Araque et al. “Iron deficiency is associated with Hypothyroxinemia and Hypotriiodothyroninemia in the Spanish general adult population: [email protected] study” Sci Rep.2018
  • Jadwiga Malczewska-Lenczowska et al. “The Association between Iron and Vitamin D Status in Female Elite Athletes” Nutrients 2018
  • Shuler et al “Sports Health Benefits of Vitamin D” Sports Health 2012
  • Cheuvront et al. «Mechanism of aerobic performance impariment with heat stress and dehydration, Journal of applied physiology 2012.
  • Harty et al. “Nutritional and Supplementation Strategies to Prevent and Attenuate Exercise-Induced Muscle Damage: a Brief Review” Sports Medicine 2019.
  • Tipton KD. “Nutrition for Acute Exercise-Induced Injuries, Ann Nutr Metab 2010.
  • McAnulty SR et al. “Effect of n-3 fatty acids and antioxidants on oxidative stress after exercise”. Med Sci Sports Exerc. 2010

Dieta per… ingrassare!

ingrassareSpesso, quando ricevo telefonate da possibili pazienti mi viene posta una domanda alquanto strana, “Lei è anche una nutrizionista per ingrassare? Fa diete per mettere su peso?”.

Per quanto possano sembrare agli antipodi, il termine “dieta” ed il termine “ingrassare” possono assolutamente far parte di una stessa frase di senso compiuto. Seppur non ho mai amato la parola “dieta”, la mia risposta è Sì!; la nutrizionista deve essere capace di far ingrassare laddove ci sia il bisogno.

Dietro ad una persona apparentemente troppo magra può esserci un mondo e sta a noi professionisti della salute capirlo per poterli aiutare. Mi riferisco proprio a quelle persone.. sicuramente il loro primo tentativo  è quello di mangiar di più, magari del cibo spazzatura (più calorico) per poi notare che nonostante tutto il peso sulla bilancia non cambia. Ed ecco che si rivolgono a noi.

Il nostro compito prevederà:

  • Anamnesi fisiopatologica-familiare: fatta di confronto, analisi del sangue e documentazioni varie. Spesso dietro una troppa magrezza possono nascondersi problemi ormonali, esempio un ipertiroidismo non controllato oppure patologie come la celiachia non diagnosticata o peggio ancora casi più gravi di malattie oncologiche o psichiche. Tutte queste patologie possono essere causa o conseguenza di una magrezza eccessiva, e sarà compito del professionista capirlo soprattutto attraverso il dialogo e l’interpretazioni delle analisi ematiche. Sarà fondamentale capire se si è in presenza di dca (disturbi del comportamento alimentare) o patologie funzionali.
  • Analisi BIA: attraverso un esame impedenziometrico, si potrà capire la composizione corporea: analisi della massa grassa, massa muscolare e acqua corporea extra ed intracellulare. Questo esame sarà fondamentale per capire effettivamente su cosa è carente il paziente e valutando, nei vari controlli, i miglioramenti dell’intera composizione. Ricordiamoci che ingrassare non vuol dire per forza mettere su grasso ma spesso vuol dire mettere (anche) muscolo o più propriamente detta massa magra/metabolicamente attiva. Solo i veri professionisti possono valutare se si è in presenza di una vera magrezza!!!
  • Anamnesi delle sue abitudini alimentari e sportive: cosa mangia? Molte volte si assumono calorie inutili con 0 nutrienti per le nostre cellule portando come risultato finale trattenimento di liquidi e possibile gonfiore. Sarà opportuno capire quindi attraverso un diario alimentare cosa mangia e soprattutto un calcolo calorico giornaliero rapportandolo al suo metabolismo basale. Per prendere peso, la dieta ingrassante richiede un’alimentazione sana e equilibrata. Nel quotidiano l’apporto calorico deve rispettare queste proporzioni tra i nutrienti: circa il 50% di carboidrati, il 20% di proteine, il 25% di grassie il resto in vitamine, fibre e sali minerali come nella dieta dimagrante. La differenza rispetto a quella dimagrante è che le calorie e i nutrienti aumentano in proporzione.

Comprendere le sue abitudini sportive e indirizzarlo verso lo sport più adatto alle sua esigenza.

  • Se necessario, ricorrere a test diagnostici per escludere eventuali problemi relativi agli assorbimenti dei nutrienti a livello intestinale, problemi di natura funzionale o anatomica. (per maggior info consultare il sito …)

Solo dopo aver ottenuto un quadro completo del paziente, si può intraprendere la strada più giusta: a volte basterà semplicemente migliorare l’alimentazione e l’attività fisica; altre volte si dovrà ricorrere a risolvere in primis altre problematiche : patologiche (es. celiachia, intolleranze ecc..) o psichiche (anoressia, bulimia…).

Nella dieta per ingrassare, si va ad aumentare le risorse disponibili in termini di calorie presenti nel corpo. Adottando questo programma alimentare, darai al tuo corpo la possibilità di introdurre più calorie di quelle che brucia.

Bisogna sfruttare determinati cibi, come ad esempio:

  • Grassi come olio e frutta secca
  • Carboidrati (esempio le patate, i cereali ed il pane)
  • Fonti proteiche animali e vegetali
  • Frutta e verdura.
  • Integratori? Sarà sicuramente il nutrizionista a capire quale e quando e soprattutto se necessario.

Laddove la magrezza sarà invece riconducibile a patologie sopracitate, il più delle volte sarà opportuno agire sulla singola patologia per iniziare a vedere un miglioramento effettivo sulla composizione corporea, facilitando il tutto con la dieta e lo sport.

Molte volte invece sarà opportuno mettere in pratica un lavoro di equipe fatto da psicoterapeuti e nutrizionisti per risolvere problematiche più legate alla sfera intima.

Dott.ssa Tiziana D’Amico (Biologo Nutrizionista)

Dimagrimento: VLCKD

VLCKD: cosa sarà mai questo, un codice segreto?

Parliamo di nutrizione.

AL momento ci sono almeno 30 diete di mia conoscenza che spopolano tra medici nutrizionisti e giornalisti ed alcune dai nomi bizzarri: La dieta del limone, del minestrone, a zona o paleolitica. Con questo breve articolo vorrei fossimo tutti d’accordo che un corretto regime alimentare porta al risultato solo se il coaching è efficace, se la relazione tra paziente e professionista funziona.

Il Nutrizionista deve sfruttare al meglio le risorse del suo paziente e personalizzare gli obiettivi e se ad esempio  lo scopo è il dimagrimento, far perdere massa grassa e non massa magra. Dimagrire perdendo peso e muscolo è un fallimento perché porta nel tempo l’individuo a riprendere i kili perduti! Muscolo vuol dire salute e va preservato!

Allora mi chiedo quanto muscolo ha un obeso?

L’obesità è una patologia frequente e complessa, caratterizzata da un’infiammazione cronica di basso grado difficile da curare ed è causa di molti insuccessi terapeutici, effetti yo-yo e rinunce del paziente. Un obeso rischia obesità: estrae calorie anche dall’ insalata perché è alterata la sua flora intestinale, meglio definita come microbiota intestinale e queste calorie si depositano a loro volta come grassi nel tessuto adiposo. Un Anello di Nardò!

Proprio alterando con l’alimentazione l’equilibrio di quel kg e mezzo circa di batteri e altro che popola il nostro intestino, decidiamo della nostra salute, dell’immunità e dell’infiammazione dell’individuo.

Ma una corretta alimentazione può far ripristinare l’equilibrio, l’eubiosi intestinale.

Il muscolo dell’obeso, poco o tanto, va preservato, anzi magari incrementato. Al di là dell’aspetto estetico nell’obeso, sappiamo tutti che il rischio di complicanze è molto alto: accidenti cardiovascolari, metabolici e non ultimo rischiamo pure forme più aggressive anche di infezioni virali, quali il COVID19, come recentissimi studi stanno evidenziando.

Ma sveliamo il codice segreto: VLCKD sta per Very Low Calorie Ketogenic Diet, un metodo dietoterapico che sfrutta la chetogenesi per favorire il rapido dimagrimento a scapito del grasso viscerale preservando la massa magra. Assumere pochi carboidrati, giuste proteine (normoproteica) e grassi (normolipidica), sali minerali, vitamine e acqua adeguata al fabbisogno giornaliero ed il gioco è fatto! Questo deve essere l’obiettivo per tutti i piani di dimagrimento nell’obeso.

Anche in pazienti oncologici e neurologici, che non necessitano di perdere peso, ma anzi devono preservane la massa muscolare evitando la sarcopenia (perdita di muscolo) per poter meglio sostenere le terapie farmacologiche che di per se potrebbero far perdere appetito e quindi peso.

Come? Fondamentalmente traendo energia dai grassi (chetogenesi) e non dai carboidrati assunti e zuccheri semplici in primis che spesso in questi pazienti non sono utili ma dannosi. La durata varia da paziente a paziente e poi segue uno step di consolidamento dei risultati. Affiancando un’attività fisica ad alta intensità ma di breve durata che alterni fase anaerobica e aerobica e che si può svolgere anche a casa con semplici esercizi e preferibilmente al mattino dopo un pasto proteico, i risultati potrebbero essere sorprendenti e duraturi nel tempo perché riducendo grasso viscerale si abbassa il livello di infiammazione e lavorando su microbiota si ripristina un equilibrio duraturo nel tempo.

Ed anche fossero necessari dei “tagliandi” si possono ripetere la VLCKD per brevi periodi. Chiaramente fidatevi sempre del vostro professionista e non del fai da te perché se pur sicura ed efficace il coaching è fondamentale e la valutazione deve sempre essere valutata dal professionista paziente per paziente.

Dott.ssa Daniela De Palma

Sistema Immunitario e Microbiota e… COVID

In questo periodo mi sono fatta spesso una domanda: perché ci sono così tante persone asintomatiche?
Durante la prima ondata, venivano fatti pochi test, e soprattutto, alle persone sospette, mentre adesso vengono fatti un po’ più a pioggia e nel mucchio pescano tante persone che comunque non hanno alcun tipo di sintomo.
La risposta più logica è che sono individui che hanno il sistema immunitario che funziona, e che, quando vengono in contatto col virus, FA IL SUO LAVORO !!!
Come ha detto qualche giorno fa il prof. Roberto Bernabei (membro del ns. Comitato Scientifico), in questa massa di persone contagiate il 25% sono over 70, ed il 90% dei morti appartiene a questa categoria.
Altra notizia è stata che l’età media delle persone decedute è intorno agli 80 anni con circa 3 patologie “della vecchiaia”.
Ed allora tutti i produttori della qualsivoglia si sono messi a pubblicizzare ogni cosa: dalla quercetina alla vit.D, C, A e tutte le altre lettere dell’alfabeto, dalla lattoferrina allo zinco e magnesio … per arrivare alla Papaya fermentata!
Sono tutte sostanze più o “meno” utili per dare uno stimolo al sistema immunitario: ma poi vedrò i benefici? Dipende !!
Ma, partiamo da alcune considerazioni, che per qualcuno sono ovvie:
  • Il sistema immunitario di un individuo adulto ha sede nell’intestino per il 65/70% ;
  • la maggior parte del sistema immunitario è anatomicamente distribuito nella zona ileale (le 80 placche del Peyer) ;
  • è dalle Placche del Peyer che parte la risposta anti-corpale più sostanziosa;
  • sono le prevotellacee il principale serbatoio di diffusione del virus e sono presenti sia nell’intestino che nei polmoni;
  • è il nostro Microbiota che produce gli ac. Grassi a catena corta, l’ IP3 e molte altre sostanze utili;

sono i Bifidobatteri che danno il maggior apporto al rafforzamento del sistema immunitario e se guardiamo il microbiota di una persona anziana possiamo notare che la quantità è irrisoria rispetto ai giovani, in effetti, gli anziani hanno un microbiota intestinale meno diversificato e microrganismi benefici come i Bifidobacterium diventano carenti (Nagpal et al., 2018).

Da queste considerazioni cosa ne ricaviamo?
E’ senz’altro utile l’implementazione ma se il non riportiamo il nostro intestino in uno stato di Eubiosi, ci si ammala più facilmente e, se si guarisce, occorrono tempi più lunghi!!
In conclusione:
se vogliamo essere pronti a rispondere a questa nuova epidemia virale bisogna allenare il nostro intestino con:
  1. una dieta non infiammatoria che deve essere formulata sulla base dello stato generale e delle patologie del paziente
  2. riportare in eubiosi il nostro intestino, e mantenere l’eubosi!!
  3. integrare con:
– vit. A che serve ai Macrofagi per sintetizzare le defensine (molecole di difesa)
– vit.C che consente ai Macrofagi il movimento ameboide (per poter inglobare e distruggere il patogeno)
– vit.D che serve ai Macrofagi per sintetizzare le catelicidine (molecole di segnale)
– Zinco che inibisce l’azione dell’enzima che si occupa della replicazione dell’RNA e quindi dei virus a RNA quale i coronavirus
– Magnesio (è preferibile un sale organico, tipo pidolato) che ottimizza la differenziazione linfocitaria e dei Th1, ma è un anti-infiammatorio dato che riduce la produzione di sostanza P un neuropeptide implicato nella modulazione del dolore.

Dott.ssa Samantha di Geso (Biologo Nutrizionista)