Sport, pavimento pelvico e quarantena

quarantenaArrivati a un giorno indefinito di isolamento domestico e dopo aver impastato un numero imprecisato di volte e sfornato biscotti, torte e qualunque tipo di torta salata è giustamente arrivato il momento di ripensare alla propria forma fisica.

Su ogni piattaforma social e sito internet sono apparsi tutorial di workout casalinghi per continuare a fare un po’ di attività motoria anche tra le mura di casa, ma attenzione a scegliere quello più adatto a voi.

So bene che avere glutei d’acciaio e pancia piatta sono sogni comuni ma non per questo bisogna esagerare con squat, affondi e addominali, soprattutto se non li si è mai fatti prima.

Gli esercizi sopracitati, se eseguiti in maniera scorretta, oltre che fare male alle articolazioni di ginocchia e schiena sono controproducenti per il vostro perineo.

Se avete fatto una valutazione del pavimento pelvico e sapete di soffrire di ipotonia perineale, o nel caso non l’abbiate mai fatta, avete notato qualche perdita urinaria dopo uno sforzo, una risata o un colpo di tosse, squat affondi, addominali e salti non fanno al caso vostro.

Tutti questi esercizi esercitano una pressione troppo forte per il vostro perineo che al momento potrebbe essere un po’ troppo debole per sopportare tutto quello sforzo.

Al contrario vanno bene yoga, pilates e stretching che aiutano anche la colonna vertebrale che durante le lunghe sessioni di tv e pc comincia a risentire della situazione.

Se invece soffrite di vulvodinia, bruciore vulvare e simili ovviamente è sconsigliato l’uso di cyclette, anche se è l’unico attrezzo che avete in casa!

E per chi ha un perineo ipertonico e quindi soggetto a contrarsi più del dovuto?

Evitare gli esercizi precedentemente citati e concentrarsi sul rilassamento, praticare lo yoga nidra che è improntato maggiormente sulla respirazione, allenare la parte superiore del corpo e nel caso aspettare di ritornare dal proprio trainer di fiducia o ancora meglio dalla propria ostetrica per sapere gli esercizi migliori per voi.

Fare attività fisica è importante, soprattutto in questo momento perché aiuta anche la sfera emotiva e a sopportare la noia e lo sconforto di queste lunghe giornate, ma fate sempre attenzione agli esercizi che eseguite.

Appena sarà possibile vi aspetto per una valutazione del pavimento pelvico così da decidere insieme il percorso più adatto a voi, per rimettersi in forma con giudizio dopo questo periodo di sedentarietà senza però andare a gravare sul vostro perineo!

Dott.ssa Lucia Castelli (Ostetrica e Consulente sessuale)

Estate, regole da rispettare … e Sex on the beach!

sessoFinalmente l’estate sembra arrivata e quindi è arrivato ufficialmente il momento di riportare alla mente qualche piccola regolina che ci può essere utile durante le vacanze.

Quel tanto temuto igiene

Prima di tutto pensiamo all’ igiene, anche se con il caldo il numero delle docce aumenta e abbiamo sempre paura di poter avere un cattivo odore il detergente intimo va utilizzato una sola volta al giorno e sempre diluito.

Se dovete fare la ceretta procedete per gradi, NON provate la depilazione completa il giorno prima di partire per il mare e mettete sempre del borotalco prima di stendere la cera (la vostra pelle vi ringrazierà!)

Se avete la pelle molto delicata e i vostri genitali tendono a infiammarsi ricordatevi di fare sempre una doccia o un bidet con acqua dolce appena uscite dal mare (la salsedine irrita molto le mucose) e se fate una lunga pausa tra un bagno e l’altro, tipo pausa pranzo e successiva digestione, cambiatevi il costume e risciacquatelo  bene.

Creme e pelle

Dopo una giornata al sole è sempre bene mettere una buona crema idratante, non dimenticate di idratare anche la zona genitale, molte volte il prurito che avvertite non è dato da infezioni ma semplicemente da disidratazione. In caso di prurito, perdite sospette o cattivi odori EVITATE i rimedi casalinghi e cure fai da te con farmaci da banco, fate un tampone e aspettate di ricevere il risultato per seguire poi una terapia adeguata che debelli il problema alla radice e non sia solo un palliativo.

estate

… e la parte divertente? 🙂

Passiamo ora al lato più ludico e divertente, l’estate è fatta di divertimento ma ricordiamoci di farlo in maniera responsabile.

Se siete in coppia approfittate delle vacanze per riavvicinarvi, per ritrovare del tempo per voi, per fare delle attività che possano piacere ad entrambi, divertitevi insieme sia dentro che fuori alla camera da letto.

Se siete single datevi pure al sesso occasionale ma sempre protetti, il preservativo vi protegge da gravidanze indesiderate ma soprattutto da tantissime malattie sessualmente trasmissibili che potrebbero rovinarvi le vacanze e anche molti giorni dopo il rientro a casa.

Non mi resta che augurarvi delle “divertentissime” vacanze!

Lucia Castelli (Consulente Sessuale e Ostetrica)

 

Policistosi ovarica e disbiosi intestinale

La policistosi ovarica (PCO)

è una sindrome che colpisce il 5-10% delle donne in età fertile e costituisce il disordine endocrino più comune tra il sesso femminile. Nel mondo occidentale, la PCO è la causa più frequente di infertilità e interessa il 15% delle coppie.

La PCO è associata a sintomi clinici rilevanti, tra cui la dismenorrea, l’acne e l’irsutismo. Gli aspetti patofisiologici più importanti di questa malattia sono: infiammazione, iperandrogenemia e insulino-resistenza. Il quadro clinico della PCO è reversibile, se si adottano cambiamenti nel proprio stile di vita (dieta, attività fisica e controllo del peso).

Tuttavia, se trascurata e non curata, la PCO da disturbo funzionale si trasforma in una malattia d’organo e causa diabete, malattie cardiovascolari e tumore dell’endometrio.

La PCO presenta una notevole base genetica che viene poi influenzata, nella sua espressione, dal tipo di vita che si conduce (stile di vita). La maggioranza delle pazienti affette da PCO è obesa e potrebbe aver ereditato la tendenza ad immagazzinare l’eccesso calorico assunto con la dieta, soprattutto quando l’apporto alimentare non adeguato in termini di quantità, e spesso anche di qualità,  si accompagna ad una ridotta o assente attività fisica. Questo stato si associa frequentemente al diabete. Alla base della PCO c’è un problema di

Disbiosi intestinale

Una dieta moderna, povera di frutta, verdura, cibi freschi e fibre porta alla sovraccrescita intestinale di batteri gram-negativi e la contestuale riduzione di batteri “amici”, come i lattobacilli e i bifidobatteri. Questa dieta devitalizzata  e la relativa disbiosi causano poi un aumento di permeabilità intestinale e il trasferimento (traslocazione) di batteri, o frammenti della loro membrana (lipopolisaccaridi  = LPS), nella circolazione sistemica. Gli LPS hanno un notevole potere antigenico che esita nell’attivazione del sistema immunitario e sulle lunghe in uno stato di infiammazione cronica e di insulino-resistenza. L’iperinsulinemia stimola le ovaie a produrre più androgeni  e questo blocca il normale processo di ovulazione.

Gli studi scientifici mostrano che la maggioranza delle pazienti affette da PCO è obesa è affetta da insulino-resistenza, da un aumento della permeabilità intestinale e dei livelli di zonulina (un indice di allentamento della barriera intestinale). L’aumento della zonulina si accompagna ad un quadro più severo di disturbi mestruali ed è in relazione inversa con il numero di cicli mestruali annui.

Come si è detto, la PCO è una condizione reversibile, a patto che si adotti una dieta adeguata, in sostanza una dieta che abbia la capacità di invertire il processo infiammatorio di basso grado (low-grade inflammation) e allo stesso tempo di combattere l’eventuale sovrappeso.  Per la correzione della disbiosi e della permeabilità intestinale, estremamente vantaggioso  è l’impiego di specifici probiotici e di fibre prebiotiche. Anche nel campo della fitoterapia esistono preparati molto efficaci per questo disturbo.

 

Dott. Francesco Perugini Billi (Medico di Medicina Integrata, Omeopatia, Fitoterapia, Omotossicologia e Ayurveda)

 

Bibliografia

  • Zhang D et al   Serum zonulin is elevated in women with polycystic ovary syndrome and correlates with insulin resistance and severity of an ovulation. Eur J Endocrinol January 1, 2015 172 29-36

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Francesco Perugini Billi- copyright. Vietata la riproduzione senza consenso esplicito dell’Autore. 

fonte

Il viroma: quando i virus sono già dentro di noi

virusNegli ultimi decenni sono emersi concetti come microbioma, microbiota, assi di relazione intestino-cervello, intestino-fegato, ecc. Ultimo arrivato, ma non meno importante, è lo straordinario concetto di viroma (presenza stabile di diversi virus nel nostro organismo). Il viroma interagisce con il microbiota e il genoma umano e tutti si relazionano tra di loro, portando vantaggi e svantaggi alla salute dell’ospite. Lo studio del viroma si profila interessante e denso di implicazioni fisiopatologiche e terapeutiche, ma per il momento siamo solo agli inizi.

Co-evoluzione con Herpes virus
Le infezioni da herpesvirus costituiscono un’inevitabile parte della condizione umana, dato che ne soffre oltre il 90% dei soggetti. I virus erpetici infettano uccelli, rettili e mammiferi e si sono co-evoluti fin dall’inizio come linee specie-specifiche. Subito dopo la prima infezione, il virus adotta uno stato di sonno, cioè si mette in una condizione di latenza, attraverso l’espressione di un set alternativo di geni che inibisce le sue funzioni litiche centrali (uno dei due cicli di riproduzione virale). La latenza permette al virus di nascondersi dal sistema immunitario e di rimanere all’interno dell’ospite. Per esempio, dopo l’infezione acuta, il virus herpes simplex 1 (HSV-1) si riproduce nelle cellule epiteliali, poi migra attraverso neuroni sensori ed entra in uno stato di latenza nella sua roccaforte costituita dai gangli trigeminali. La latenza rende l’ospite vulnerabile a successive riattivazioni del virus e quindi ad infezioni nei siti periferici (labbra, occhi, encefalo, ecc.). Di solito queste riattivazioni seguono stati di stress, strapazzi fisici, denutrizione, traumi neurologici.

Il viroma ci protegge dalle infezioni batteriche
Un tempo la latenza era considerata una forma di parassitismo che avvantaggiava il virus. Tuttavia, in tempi recenti si è scoperto che la latenza porta benefici anche allo stesso ospite. Per esempio, si è visto che i topi che che albergano infezioni latenti da virus gamma-herpes-68 o da citomegalovirus, geneticamente simili a quelli presenti nell’uomo (virus Epstein-Barr e Citomegalovirus) sono resistenti alle infezioni batteriche da Listeria monocytogene e da Yersinia pestis. Questa resistenza è ottenuta da una up-regulation dell’interferone gamma (IFNγ), conseguente alla infezione virale latente. A sua volta, l’IFNγ causa un’attivazione sistemica dei macrofagi, cellule dell’immunità aspecifica impiegate nelle prime fasi di una infezione batterica. In sostanza, la presenza cronica di un virus è in grado di mantenere alto lo stato di allerta immunitario rivolto ai batteri, sia di provenienza interna (microbiota) che esterna (ambiente). Quindi, una latenza virale non possiamo considerarla una forma completamente patologica, ma una condizione che procura all’ospite anche benefici immunitari.

Il viroma altera la suscettibilità alle malattie
Nei soggetti geneticamente predisposti, i virus sono in grado di modificare il rischio nei riguardi delle malattie croniche. Per esempio, il virus della coriomeningite linfatica può inibire la comparsa del diabete in alcuni tipi di cavie, mentre in altre può peggiorare la glomerulonefrite. Nei pazienti affetti da artrite reumatide, sindrome di Sjogren, lupus eritematoso e sclerosi multipla è stata dimostrata una latenza del virus Epstein-Barr (EBV). Secondo i ricercatori, l’infezione cronica da EBV concorre ai disordini autoimmunitari attraverso un meccanismo di cross-reazione (reazione verso il virus e contemporaneamente verso i tessuti umani). Un altro virus in grado di alterare le risposte difensive è il norovirus, che è responsabile della maggioranza delle infezioni gastrointestinali non batteriche nell’uomo. Per esempio, nei topi con mutazione del gene Atg16L, gene che aumenta la suscettibilità alla malattia di Crohn, l’infezione con norovirus murino scatena proprio questa grave malattia infiammatoria intestinale. Si sospetta che la stessa cosa possa accadere in soggetti umani con predisposizione genetica e in concerto con altri fattori ambientali, tra cui i batteri appartenenti alla normale flora intestinale.

Il viroma modifica l’espressione genetica e il rischio autoimmunitario
Il norovirus è in grado di modificare in modo sostanziale l’espressione genica nei topi Atg16L, rispetto ai topi normali. Per esempio, si verifica una completa inversione dei livelli di espressione dei geni che regolano il metabolismo dei carboidrati e degli amminoacidi, il traffico proteico intracellulare e il targeting e la localizzazione delle proteine. Ciò dimostra come la vulnerabilità genetica possa determinare il modo con cui un’infezione influenza la nostra identità trascrizionale. Queste alterazioni nell’espressione genetica possono influenzare grandemente l’immunofenotipo dell’ospite. L’immunofenotipo coincide con il livello base di attivazione del sistema immunitario in seguito allo stimolo di un antigene o di materiale immunogeno. Quindi, i cambiamenti nell’ espressione genetica dovuta ad una infezione latente può influenzare il modo con cui il sistema immunitario risponderà a future aggressioni patogene. I differenti modi con cui si esprimono i geni in seguito ad un’ infezione virale può anche influenzare la suscettibilità ad una malattia cronica e la sua progressione. Nei topi, un’infezioni latente da gamma-herpes-virus-68 è in grado di produrre variazioni nella espressioni dei geni della milza, cervello e fegato, influenzando quindi significativamente la trascrizione genetica nelle cellule degli organi dell’ospite. In particolare, si è visto che l’infezione latente è in grado di regolare l’espressione di quei geni implicati nel rischio di malattie autoimmuni, tra cui la celiachia, la malattia di Crohn e la sclerosi multipla.

Le infezioni virali possono compensare una immunodeficienza
Torniamo al nostro herpesvirus che conferisce una protezione verso certi batteri in seguito ad una sovraespressione dell’interferone. Questo è stato confermato in altri modelli murini in cui c’erano dei deficit immunitari verso i batteri. In sostanza, l’infezione cronica da herpesvirus stimola il sistema immunitario e compensa la carenza di citochine associata a diverse forme di immunodeficienza. Il tipo di infezione latente e il suo variabile impatto sulla espressione genica potrebbe spiegare come mai persone con la stessa predisposizione genetica hanno poi manifestazioni cliniche diverse. Questo rappresenta un’altra dimostrazione di come il corredo genetico non equivale ad un destino inevitabile.

Viroma e microbi commensali
Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che l’immunità virale e la patogenesi virale sarebbe governata da interazioni metagenomiche che coinvolgono più Regni (transkingdom metagenomic interactions). In altre parole, l’interazione tra tutte le sequenze del materiale genetico umano e non umano (microbico) condiziona il decorso di un’ infezione virale. Gli elminti, per esempio, che sono vermi parassitici che infettano i mammiferi, sono in grado di promuovere la replicazione virale sia attraverso l’inibizione dell’INF-γ, sia attraverso l’induzione della produzione delle interleuchine 4 (IL-4), che culmina nella riattivazione dell’herpesvirus-gamma murino. Gli elminti allo stesso tempo attivano la trascrizione del fattore Stat6 che sposta il virus dal suo stato di latenza verso la forma attiva e infettiva. In questo caso, il virus percepisce e poi risponde al milieu immunologico dell’ospite, che a sua volta è influenzato dal parassita.

Il norovirus, come già detto, è la causa più frequente di gastroenteriti acute è rappresenta un altro esempio di virus che infetta in modo latente l’intestino umano. Infatti, questo virus è presente nel 21% degli individui con immunodeficienza ed è eliminato in modo asintomatico con le feci nel 3-17% delle persone. Il norovirus rappresenta un altro esempio di interazione transkingdom, considerato che il microbiota batterico intestinale può favorire la persistenza o meno di questo virus. Il microbiota può perpetuare l’ infettività dei virus, favorendo la stabilizzazione delle particelle virali e facilitando l’adesione virale alle cellule dell’ospite. Tuttavia, l’effetto del microbiota nei riguardi dell’infezione virale è mediato dal sistema immunitario dell’ospite e segnatamente da alcuni geni specifici. In conclusione, questi esempi mostrano come si siano conservate durante l’evoluzione strette correlazioni tra microrganismi e cellule di Regni divergenti, come batteri, parassiti, virus e cellule immunitarie umane.

Alterazione del viroma e malattie infiammatorie autoimmuni
E’ noto che nei pazienti affetti da malattia di Crohn e rettocolite si ha un impoverimento di specie batteriche e di phyla a livello intestinale, rispetto ai sani. Tuttavia, se vengono sequenziati i loro viromi, si nota un notevole aumento nel numero di batteriofagi (virus che infettano i batteri e si moltiplicano al loro interno). Secondo alcuni ricercatori, l’impoverimento del microbiota batterico nei soggetti affetti da patologie infiammatorie croniche intestinali (IBD) sarebbe proprio dovuta all’azione predatoria dei batteriofagi, ipotizzando così una relazione predatore-preda tra il viroma e il microbioma. Nell’ambito di questo paradigma, l’introduzione dei fagi altera il microbioma e lo sposta verso un livello di maggiore vulnerabilità alle malattie. Quindi, il cambiamento del viroma potrebbe contribuire all’insorgenza dell’infiammazione intestinale e della disbiosi batterica e potrebbe essere utilizzato come biomarker per le IBD. Alla luce di queste nuove conoscenze, sarebbe interessante in futuro valutare attentamente il grado di resistenza ai batteriofagi degli attuali probiotici in commercio o addirittura di concepire dei provirotici, o virus che hanno un effetto benefico per la salute (sulla scorta degli attuali probiotici, appunto).

Viroma e vaccini
E’ stato dimostrato, sia nelle cavie sia nell’uomo, che alcune infezioni virali infantili modificano l’espressione dei geni legati alla risposta vaccinale e che questo potrebbe spiegare perché alcuni individui sono più sensibili ai danni da vaccino rispetto ad altri. Ripetute vaccinazioni potrebbero privare il corpo del favorevole effetto immunomodulante di alcuni virus che causano le malattie virali infantili e con cui gli esseri umani si sono co-evoluti.

Conclusioni
In sostanza, quando analizziamo la relazione esistente tra il genotipo e il fenotipo di un organismo non possiamo non considerare anche il viroma. Nel meta-genoma, vi sono diversi piani di interazione tra batteri, parassiti, virus e fisiologia dell’ospite, e tutti possono influenzare lo stato di salute. I virus sono essenziali nell’intricata e dinamica rete microbica che risiede nel nostro organismo. Contrariamente alla visione dualistica tipicamente Occidentale, i virus non sono in assoluto né buoni né cattivi, dato che un virus può avere numerosi effetti avversi, ma anche altrettanti affetti positivi immunomodulanti, così come abbiamo visto, e questo dipende dalla localizzazione anatomica del virus, dal genotipo, dai microbi commensali e da altri agenti infettivi. Come affermato da Louis Pasteur poco prima della sua morte: “ E’ il terreno che conta e non l’agente infettante”.


Bibliografia

Liberamente tratto da: Profound Implications of the Virome for Human Health and Autoimmunity. Ali Le Vere. September 8th 2017. Greenmedinfo.


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Riscoprire la coppia durante le feste

coppiaGli ultimi giorni prima dell’arrivo delle feste natalizie sono sempre caratterizzati da stress, corse a comprare gli ultimi regali, spese al supermercato con liste infinite di cose da prendere per preparare pranzi e cene dalle mille portate… Si corre, non ci si ferma mai e alla sera si arriva a casa distrutti, con i nervi a fior di pelle e poco disposti al confronto e allo scambio interpersonale.

E la coppia in tutto questo che fine fa??…

Semplicemente viene messa da parte, ci sono troppe cose da fare per concedersi del tempo per stare insieme con calma e serenità; si diventa compagni di squadra per arrivare illesi alla fine delle feste e l’intimità viene totalmente trascurata.

Come possiamo porre rimedio a tutto ciò? Perché non sfruttare le vacanze natalizie per riscoprirsi, rallentare e ritornare a concedersi del tempo per stare insieme? E perché non regalare qualcosa per donare un pò di “pepe” alla coppia?

Da una bella candela profumata che sciogliendosi si trasforma in olio per massaggi, a un capo di intimo un po’ più audace del solito fino ad un sex toy per la coppia, sono ottime idee per un pensiero sfizioso e divertente da far trovare sotto l’albero alla persona amata.

Dopo di che ci si può accoccolare sotto le coperte, con una bella cioccolata calda o una tisana e concedersi un una bella serata tranquilla davanti a un film, oppure rendere tutto un pochino più “piccante” e cominciare con una doccia o un bagno per due con qualche fragranza afrodisiaca (usate sempre delle fragranze leggere e non troppo pesanti, poiché potrebbero risultare troppo invadenti. La vaniglia è sempre apprezzata, l’ylang-ylang è considerato afrodisiaco e solitamente il profumo d’arancia o di citronella è apprezzato dagli uomini).

E poi tutto viene da sè…. luci soffuse, qualche candela, olio per massaggi e il gioco è fatto!

Ricordiamoci sempre di dare spazio ai preliminari, non vanno mai sottovalutati, e soprattutto di variare…
Usando un buon lubrificante si rende tutto più piacevole e divertente (non usare quelli a base di olii se adoperate i preservativi) andando a evitare sgradevoli attriti e dolori poco piacevoli.

coppia

Non vogliate strafare, la chiave di tutto è sempre sentirsi a proprio agio, sia per quanto riguarda l’abbigliamento che la pratica erotica vera e propria; parlatevi, confrontatevi e sperimentate.

Ovviamente se avete dei figli il tutto può risultare un pò più complicato, ma con una buona organizzazione nulla è impossibile; un pomeriggio da amici, nonni o zii può essere assolutamente d’aiuto.

Altro aspetto importante e da non dimenticare è che cibi pesanti e con tempi lunghi di digestione, il sale e l’elevato consumo di alcool possono inficiare le vostre prestazioni sessuali portando l’uomo a problemi di erezione e la donna a scarsa lubrificazione vaginale.

Detto questo vi auguro delle divertentissime vacanze natalizie e un inizio d’anno davvero speciale! 🙂

Dott.ssa Lucia Castelli (Ostetrica e Consulente sessuale)

Rhus tox: sperimentazione scientifica

Nonostante la disponibilità di farmaci moderni, la ricerca di nuovi mezzi terapeutici per la gestione del dolore neuropatico (detto anche nevralgia) costituisce ancora un’importante sfida, considerato anche gli effetti collaterali che queste molecole di sintesi causano sulle lunghe.

Lo stress ossidativo e i mediatori dell’infiammazione sono gli attori principali nel fenomeno del dolore.

Il Toxicodendron pubescens

Il Toxicodendron pubescens, conosciuto nella pratica omeopatica come Rhus Tox (RT), da circa 200 anni viene prescritto dai medici omeopati come farmaco antinfiammatorio e analgesico.

Già precedenti studi scientifici avevano confermato l’azione antinfiammatoria, antiartritica e immunomodulante del RT.

Studi in vitro hanno chiaramente mostrato che il RT è in grado di ridurre lo stress ossidativo e il rilascio di citochine proinfiammatorie, con conseguente ripristino del sistema antiossidante.

In particolare utilizzando le cellule U-87 del glioblastoma si è visto che diluizioni molto alte (corrispondenti ad una 30CH ) di RT agivano riducendo i  radicali liberi,  migliorando lo  stato antio-ossidativo e il  profilo delle citochine.

Un recente studio ha voluto verificare in vivo l’azione antinocicettiva del RT nel dolore neuropatico, cercando di capirne il meccanismo d’azione immunitario.

In un modello sperimentale di sciatica (cavie),  la somministrazione per 14 giorni di RT ultradiluito (fino ad una diluizione omeopatica pari a 15CH)  ha migliorato il dolore neuropatico e la velocità di conduzione nervosa (MNCV), ridotto lo stress ossidativo e nitrosativo, attraverso la diminuzione della malondialdeide (MDA) e dell’ossido nitrico (NO) e il contemporaneo aumento del glutatione (GSH), della superossidodismutasi (SOD) e dell’attività catalasica.

Inoltre, l’effetto della terapia con RT ha ridotto significativamente i livelli del tumor necrosis factor (TNF-α), della interleuchina-6 (IL-6) e della interleuchina-1β (IL-1β), tutti potenti mediatori dell’infiammazione. Lo studio istopatologico dei nervi ha mostrato che il RT è stato in grado di conservarne la normale architettura nervosa ed evitare danni dovuti al processo infiammatorio

Questo studio, seppur non condotto sull’uomo, è di estremo interesse, perché non solo conferma l’effetto antalgico e antinfiammatorio del RT, ma dimostra come diluizioni molto spinte, oltre il numero di Avogadro (quindi soluzioni virtualmente senza molecole di soluto) siano in grado di alterare obiettivamente dei parametri immunologici.

Bibliografia
– Shital M et al  Ultra-diluted Toxicodendron pubescensattenuates pro-inflammatory cytokines and ROS- mediated neuropathic pain in rat.  Scientific Reports volume 8, Article number: 13562 (2018)

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