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psicheIn qualità di Biologo Nutrizionista ho sempre trovato affascinante la psicologia della nutrizione, ovvero quel “ramo” della nutrizione che prende in considerazione la psiche umana come aspetto fondamentale di un regime dietetico. E’ proprio questo che mi ha spinto ad indagare sugli schemi cognitivo-comportamentali che si celano dietro le nostre abitudini alimentari, da quelle corrette a quelle scorrette.

Più volte mi sono sentita ripetere le medesime frasi, dunque mi sono chiesta cosa accomunasse ognuno di loro e in che modo si potesse presentare sempre lo stesso ostacolo sul percorso di un paziente. La fisiologia umana insegna molto certo, ma col tempo e con l’esperienza mi sono accorta che spesse volte l’ostacolo non è altro che un meccanismo cognitivo di “autosabotaggio” che la mente umana tende ad accendere a livello inconscio.

“Dott.ssa con me le diete non funzionano! il mio metabolismo è bloccato e non riesco a dimagrire!”

Questa è la frase che sento più spesso durante il primo colloquio conoscitivo con il paziente. E’ evidente come la psiche stia anticipando il possibile fallimento come giustificazione del fatto che, nonostante diversi tentativi, non sia stato ancora raggiunto l’obbiettivo. L’atteggiamento non è propositivo ma autosabotante: anche se faccio sforzi, non ottengo risultati.

In questi casi invito sempre di sospendere momentaneamente il giudizio e avere il coraggio di rimettersi in discussione, come se fosse la prima dieta che seguiamo: non ne conosciamo l’effetto e non sappiamo quanto il nostro metabolismo lavori o meno. Questo è il primo step per liberare la mente da convinzioni limitanti che ci impediscono spesso di migliorare un atteggiamento o un comportamento sbagliato.

E’ possibile che in passato vi siano stati fallimenti, ciò non significa siamo destinati a fallire! Se è vera la regola per cui si impara dai propri errori, allora l’atteggiamento migliore sarebbe quello di rimettersi in gioco cercando di non commettere più gli stessi errori commessi in passato. Sarà compito del Nutrizionista aiutare il paziente a riconoscere tali errori!

“Dott.ssa dovrei venire da Lei ma sono pigra… non riesco mai a decidermi!”

Molto simile a “So che dovrei iscrivermi in palestra, ma non lo faccio mai”. lL “So che dovrei, ma non riesco” è un paradigma con cui si formulano diversi pensieri, dai più banali a quelli più importanti. Ci si limita a rimanere prigionieri di una realtà già vissuta, come se fosse una condizione di default che non può cambiare. Quando, in realtà, si tratta di un comportamento che si ripropone in maniera automatica ma che possiamo cambiare quando vogliamo, basta volerlo!  Se mi sono sempre comportato in un modo (dunque se ormai “sono abituato”) non significa che debba continuare a farlo, posso benissimo scegliere  di comportarmi diversamente in qualsiasi momento. Ricordiamoci che un determinato comportamento è dato dalla somma delle scelte fatte in passato: se mi comporto così è perché ho scelto inizialmente di farlo e ho continuato a farlo. Dimentichiamo così di avere pieno potere sui nostri atteggiamenti, serve solo la giusta motivazione per decidere di cambiarli!

Un ottimo esercizio sarebbe in primis elencare le motivazioni per cui è bene cambiare un atteggiamento sbagliato ( in questo caso un comportamento alimentare errato/deleterio); successivamente bisognerebbe far luce su quali sono effettivamente i comportamenti sbagliati e , di conseguenza, pensare a delle “azioni correttive” da mettere in pratica tutti i giorni fino all’instaurarsi di una nuova abitudine.

“Dott.ssa non posso rinunciare alla pizza”

L’idea di dover rinunciare ad un pilastro fondamentale della nostra alimentazione ci rende così impotenti da ammettere che ci sia una forza suprema che ci impedisca di cambiare.  Qual è questa forza suprema? Molto semplice…il nostro cervello emotivo.

Comincio da qui per spiegarvi come il nostro cervello segua due vie di elaborazione del dato: via emotiva, governata da un cervello  rettile-emozionale, e via della ragione, governata da un cervello analitico e razionale. Il pensiero scorre lungo queste due vie cognitive contemporaneamente: le diverse circostanze determineranno un atteggiamento più o meno impulsivo/razionale a seconda di quanto abbiamo allenato nel tempo la capacità di silenziare/utilizzare uno piuttosto che l’altro.

In pratica, se non riesco a rinunciare alla pizza significa che a dettare il mio comportamento alimentare vi è una prevalenza delle vie emotive, quelle che attribuiscono al cibo un bisogno più emotivo che fisiologico (fame emotiva vs. fame fisiologica).

Imparare a controllare questo cervello emotivo è un passo fondamentale da fare in un percorso di dimagrimento. Ecco perché è fondamentale approfittare della motivazione iniziale, sempre molto forte, per imporsi un comportamento di  disintossicazione da tutte quelle “coccole” quotidiane e non (dolce dopo pasto, pizze, cene all you can eat ecc…):  questo comportamento nel tempo farà prevalere le vie cognitive razionali a discapito di quelle emotive e impulsive, creando così una nuova disciplina che non risulterà più così sacrificante bensì verrà vissuta come nuova abitudine. E dal dire “non posso rinunciare” si arriverà a dire “credevo di non poter rinunciare e invece non ne sento più i bisogno”.

Insomma la psicologia della nutrizione è il mezzo fondamentale con cui arrivare al successo in un percorso di dimagrimento. Motivazione e razionalità devono essere alla base delle nuove scelte alimentari, in modo da superare circostanze ostili e trappole giocate dai nostri stati emotivi. Solo così è possibile cambiare quegli atteggiamenti automatici che ci portano a commettere sempre gli stessi errori, dunque a non riuscire a raggiungere l’obbiettivo finale prefissato.

  

Dott.ssa Elena Ariosto (Biologo Nutrizionista)

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